“Cryptofriûl” di Raffaele Serafini****
Okay, è successo di nuovo. Ho vinto il Premio San Simon per la quarta volta, il che significa un libro nuovo, appena pubblicato, che vedete qui accanto. Ha per titolo Cryptofriûl, e alla fine, dopo lunghe discussioni con i miei
“Castello di sabbia” di P.O. Lévy – F. Peeters***
Un graphic novel, o una graphic novel? No, perché io le continuo a chiamare al femminile, perché le traduco, credo, e penso siano novelle. Ma novel, in effetti, è un false friend e mi sa che dovrei cambiare. Ma temo
“I veri credenti” di Joseph O’Connor***
Varie cose, adesso, ma allcune le lascio da parte e altre, come ascoltare le canzoni che sono rimasto indietro, le mescolo a questo post che mi va di scrivere. Perché con le canzoni, e i dischi, da quando si può,
“L’Ickabog” di J.K. Rowling****
Avrei davvero una paccata di robe da fare, anche serie, oltre che di divertimento, o anche godere del pomeriggio, ma no, ho voglia di mettermi qui e parlarvi di questo libro della Rowling. Tra l'altro, come si chiama la Rowling?
“Scheggia” di Ira Levin***
Sono arrivato alla fine di un libro ed è incredibile. Questo l'ho iniziato 4 volte e un paio ero parecchio avanti (pag 30 o 40) prima di smettere di leggere. Ma finalmente, almeno questo, posso riportlo. Nel frattempo ho perso
“Il richiamo di Cthulhu” di Gou Tanabe****
Ho mezzora per fare questa rece. E io mi dico sempre di parlare poco ma poi mi dilungo e boh, finisco per scrivere per eoni. Ma adesso non me lo posso permettere. Quindi. L'ho letto ieri, questo manga, che sì, avete
“I ragazzi venuti dal Brasile” di Ira Levin****
Ecco un altro libro che ho letto un anno fa o poco meno. Uno di quei libri che curano l'ignoranza, questo, perché da sempre, quando si bazzicava i forum al tempo in cui esistevano i forum, quando sentivi i vari
“Il libro delle maledizioni di Soichi” di Junji Ito***
Se mi chiedete su due piedi, dopo che ieri sera sono riuscito a finirlo, se mi è piaciuto, vi direi "gneh". Nel senso
“Il pigiama del gatto” di Ray Bradbury***
Scopro, googlando come faccio di solito, che Il pigiama del gatto è un modo di dire inglese per intendere "la cosa migliore" o almeno, così c'era scritto su un sito che ha rubato questo modo di dire per il nome.