DONE “Il richiamo di Cthulhu” di Gou Tanabe**** – gelostellato

“Il richiamo di Cthulhu” di Gou Tanabe****

“Il richiamo di Cthulhu” di Gou Tanabe****

Ho mezzora per fare questa rece. E io mi dico sempre di parlare poco ma poi mi dilungo e boh, finisco per scrivere per eoni. Ma adesso non me lo posso permettere.

Quindi. L’ho letto ieri, questo manga, che sì, avete letto bene, è un manga che porta come autori Lovecraft stesso e Gou Tanabe. Me lo ha prestato Luca, che se l’è comprato e oramai sa che l’unica cosa che sono in grado di leggere, dedicando il 90% della vita da sveglio al lavoro, sono i manga. E soprattutto i manga horror. E se non di solo junji Ito vive l’uomo ecco che ci mettiamo un Tanabe, che pare abbia lo stesso piacere di trattare i mostri.

Così ieri sere avevo deciso di fare serata relax. Ho messo su un vecchio disco di Polly Jean, mi sono fatto la caipi alle fragole, mi sono messo i mughetti in tavola e mi sono dedicato a farmi la pasta allo scoglione. E dopo, obiettivo, volevo leggere. In realtà tutto è funzionato come doveva fino alle 11, tipo a un quarto di manga, ma poi ovviamente mi ci sono addormentato sopra e l’ho finito dalle 2 alle 4 di notte, visto che oramai il sonno era perso.

Vi dico subito che è bello. E sopratutto è stato bello rileggere Lovecraft attraverso questo manga. Le cose belle sono tante. La gestione del bianco e nero, in grazia di pochi riquadri per tavola e un formato che rende giustizia, è ottima e non ti manca il colore, anzi, proprio non ce lo vuoi. Le parole sono poche. Spesso nessuna, e ti serve attenzione per goderti la trama, che va cercata nell’ordine preciso delle vignette e qualche volta anche nei particolari. Tanabe è bravo bravo, e se proprio gli vogliamo fare un appunto, sul segno, è solo quello di eccedere nei volti “stupefatti” che rendono troppo simili le reazioni dei personaggi. Ma è davvero una cosa veniale, perché su tutto il resto è davvero un ottimo disegnatore. C’è una tavola centrale, un battelo nel mare, dove usa entrambe le pagine e ieri notte, rincoglionito, mi ero convinto fosse una foto, o avesse cambiato tecnica, mentre invece no. E poi, le tavole dove compare il grande antico, ebbè, te le devi guardare a lungo. Le figure si incasinano. Acqua, movimento e creatura si fondono e l’occhio deve vagare e allontanarsi e cercare i contorni per godervi più volte la scena. Vi metto qui un paio di tavole trovate in rete.

E ovviamente vi metto la statuetta. Tanabe non se ne va dall’iconografia classica del mito lovecraftiano. Si adagia, diciamo, ma va bene così. Se rimani fedele lo devi fare su tutto, e quindi anche nel piegarsi a una immagine di Cthulhu che è quella che più o meno tutti siamo pronti a riconoscere.

Ah, altra cosa molto bella, la parte dove i marinai finiscono sull’isola senza geometria dove dimora Lui. Il caos che porta alla pazzia è reso bene, e così il vuoto e il portale e le geometrie che ci sono e non ci sono. E non è facile, si sa, descrivere l’indescrivibile. A livello di Sceneggiatura, Tanabe ha messo insieme un racconto di manoscritti e prove a ritroso, sviluppando, appunto, il richiamo di HPL senza distaccarsene. Unico neo, il raccontare la vicenda del battello assalito per poi ripetere la vicenda a immagini l’episodio successivo. A proposito, la vicenda è unica ma gli episodi, giusto per farvi venire voglia di rileggere HPL, come è venuta a me, sono:

  1. L’orrore d’argilla
  2. Il racconto dell’ispettore Legrasse
  3. Il culto di Cthulhu
  4. La terribile statua
  5. La follia che viene dal mare
  6. R-LYEH
  7. I grandi antichi

Insomma… the call of Cthulu è ben rappresentata, e davvero, direi che il prezzo è decisamente giusto, dopo che hai chiuso l’ultima pagina. Altro?

No. Mi pare di no. Cioè… un sacco di cose, ma che non hanno a che vedere con questo manga. Chissà se mi riuscirò, prima o poi, a mettere mani a un po’ di Lovecraft. Quando lo lessi ero “piccolo” e mi piaceva tanto e molte cose non le capivo.

E comunque, è proprio una divinità nichilista e di questi tempi è difficile non desiderarne la venuta. Ah… uno spaccatutto ci vorrebbe proprio… ma insomma, non si può aver tutto.

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