Quasi poesie

E gettato Un cuscino e il culo In piazza e spesi Quei minuti quieti e scelti  A preparare una tomba Sontuosa al rum E alla menta Siedo A far sgocciolare la giornata Dentro il volo spezzato Ma sicuro del pipistrello E sotto le traiettorie Della zanzara Che mi corrono sui piedi E sui polpacci

Le tende hanno passato la notte Aggrappate Gambe all'aria. Ogni porta aveva il suo spettro Guardiano dalla doppia mandata. Del nevischio all'uscio E' rimasto poco: Una ferita sottila Un velo di ghiaccio gentile Ogni passo Una mappa disegnata Un tesoro minuto e introvabile Sepolto nel giorno che verrà.

Non scriverò sulla schiena delle tue parole. Lascerò il foglio bianco e i pesci faranno compagnia Ai mostri marini che non ho disegnato. Saranno le righe sottili a governare lo spazio E quelle belle parole I chiasmi, i calembour, sineddoche e anafore Non troveranno posto Non sopravviveranno

Sei tornato, mio caro vecchio Nemico Amore. Come hai fatto? Come Mi hai trovato, in quale Tasca di vecchio cappotto  Ti eri nascosto? E ora che sei qui,  Come mi trovi, caro mio Vecchio nemico Amore? C'è più grigio o sfumatura Nei contorni del viso, c'è Più sete o fame O sonno

I grilli cuciono la notte ai boschi, Alle aiuole, Ai marciapiedi, Alle finestre spalancate. Dove cade Il frinire rimane. Non lo portiamo con noi Mai. E mai Discuteremo del momento In cui il sole sorge E arrotonda. L'ultimo grillo ha cantato. Settembre starnutiva Raspando la porta del nostro armadio E le felpe E le lunghe maniche

Ho speso tutto in benzina E regali e ora conto I centesimi per le ultime bollicine Del mese. Mi sono fatto uccidere Ogni volta che volevano Ferirmi, E rialzato per abbracciare Ogni volta che impugnavano la lama. Mi sono scostato Per lasciare il posto a chi Ti voleva di più senza

Quando piove i colori mangiano troppo. Le auto Festeggiano il carnevale. Noi non vogliamo sapere Quante crepe hanno i muri, M cominciamo ogni volta a contarle. Una lacrima che i rompe  Rovescia sul dorso una nuvola Una intatta Spinge via il cuore dal suo alloggio. Quando una lama di azzurro Taglia

Si aspetta la pioggia, davanti Alla finestra  E a una ragnatela Si aspetta Il temporale con le sue mani grandi E vibrano le tegole, i marciapiedi, vibrano Le lenzuola stropicciate dal vento Precursore, I cuscini Sprimacciati senza essere dormiti, vibrano I cardini, le corde per il bucato,  Le pagine del libro Non