Quasi poesie

Dicono che serva il bianco Un bianco sconfinato, di un intero foglio; Un bianco di neve O matematico, d'insieme vuoto, O d'occhio di bimbo, Spalancato quanto la vocale Che lo chiude. Dicono così. L'ho sentito dire, a voce alta. Io invece zoppico e mi appoggio ai quadretti E all'angolo

Rubo una rosa al giorno, a volte La strappo malamente, altre Ho le forbici, oppure Sono quelle cresciute male Sul lato del gambo Che si offrono Timidamente E spezzano il silenzio di un crac festoso. Rubo rose ogni giorno, a volte Seccano in macchina, altre Accompagnano fradicie  Un tergicristallo, oppure Finiscono senza

Porge rannicchiato il dorso Delle mani Incrociate in viso Il sole timoroso di dicembre. Noi non lo abbiamo guardato Veramente Incatenati alla cornice di buio. Siamo colpevoli Condannati Savi. Sul braciere di un tramonto, in nuce Cuciamo orizzonti immaginati. Siamo questi? Sono questi i tagli dell'abito Indossato e già liso? Non c'è scheggia, o brama,

S068 Accettazione e pagamenti. P090 S070 Letti e riletti e riletti e riletti. Ortottica si bea del suo mistero. E ancora S090 P072 Mi portano in Giappone Tra nigiri e uromaki Ricordo Midori In un sogno di Murakami Che si faceva abbracciare da un orso Per noi bambini sempre bruno. E il

Cercando di dividere Il garanza dal carminio Il passo dallo sgambetto Il gin tonic Dall'acqua ragia. Nemmeno tagliata a metà La luna smette d'essere bersaglio. Il fumo si siede sui comignoli E ammira, ammirato; la tramontana Spezza i bossi e le persiane. Lo stormire si finge crepitio, il sonnecchiare Oblio  E la

Abbiamo mangiato abbracci Conditi da tantissimo sonno. E c'era sempre della dolcezza Nelle braccia anchilosate Del risveglio; Della mancanza Negli occhi ancora arresi Alla marmellata dormiente Sul pane abbrustolito. Restavano sotto le coperte I sogni dimenticati A tenere al caldo il ritorno, a tenere Le porte aperte. .

Lombrichi Le giornate asfalto bagnato: Uno stelo Sbatacchiato e offeso, Una foglia sprimacciata Dall'alito di novembre. Ostacoli che hanno raccolto l'odio, La bestemmia, la brama. Non la cornacchia, non il merlo Assisi sul ramo spoglio; Non l'automobile spietata, non la suola del corridore Si accostano allo strisciare muto. Ghermiti. Uno a uno a

L'ultima cosa Che mi restava di te Era una birra. L'ho bevuta. E il rutto ha rimescolato il ricordo                              [sapeva di mela  E questo disco dei Low Non lo ascolteremo assieme alla luna  

Sei pioggia Stille di luce, fresco, bizzarrie. Come conservarti Rinchiuso Nel cerchio del secchio? Marciresti E asciughi presto Dagli abiti leggeri E dai tradimenti. Sei quello evitato Quello non scelto Guardato Pensato Temuto soprattutto Ricordato. Sei pioggia Instabile Di te non sai, non so Quando verrai, tornerai Ma ogni volta sei  Scroscio, imprevisto Melodia E dopo di te Colori nuovi, rinnovati. E cinguettare, profumare Dubitare

Non è notte questa notte Dove vi guardo sulla porta di casa Sbadigliare i fanali e andare A dormire. Con le mani asciutte E l'abito stazzonato Inadatto a piegare il colletto Per incidere nell'iride L'imperfetto cerchio lunare. Non è notte Ancora su questa tazzina Vuota di caffè, Su questo nudo  Di Schiele infilato