Ombre lunghe
Viene anche oggi La sera A bussare sul tavolo Davanti al mazzo di carte, E le mani Delle ombre lunghe Si allungano sulle ombre. È l'ora di mettere a letto i nostri spaventapasseri Le fragoline di bosco si affacciano All'angolo dei pensieri In piccole selvatiche aiuole. Nebbie forastiche Dormono sul divano di
Ottodeltre
Tutte le strade i sentieri i viottoli i voli pindarici Tutti i bordi i confini Tutti gli slanci Tutti portano al seno e al solco Alla piega che dirama la rotondità. E di tutti Nella spavalderia angusta della maschilità C'è timore Anelito Melodia ricercata.
Tramontana
Non lesinare in mietitura, tramontana Non in stille e ombre illuni Scuoti Attacca i calcagni Germina tempesta Sei o non sei la mano guantata [monda Del cielo? Sei o non sei chi spettina, ammala, rinchiude, Chi getta negli occhi polvere E universi? Siamo rimasti chiusi fuori Per
Creditori
Piove e tutte Queste gocce chiedono una guida [Un pastore Il riflesso sgarretta sfiorando i tombini, Spreme dall'asfalto la luce E spicca il capo ai fanali. La cena intanto
Il mestiere dei palloncini
Che mestiere fanno i palloncini Se c'è il buio e piove forte? Dove portano a passeggio Il vagolare delle proprie leggerezze? E dove vanno a dormire le belle Canzoni Scacciate nei deserti Di troppe parole inutili? Alcune non sono forse morte Seccate Fattesi polvere Da soffiare via Negli archivi dimenticati Della memoria? E le
Bucaneve e spine
I bucaneve si sono persi In questi inverni caldi Smarriti Schivano i calcagni e le primavere Pagano dazio ai crochi Doppiamente variopinti, Usurpatori di vocali chiuse. Scremando gli sguardi Con un borbottio ordinato Si chinano a leccare La faccia all'erba. Sulle ombre ancora lunghe Dei rami secchi Che ne carezzano la nuca I germogli Paiono
Addormentarsi scomodi
Mi piace arrendermi a questo gelo Coriaceo e chiacchierone Dormendo sul divano scomodo Al crepitio della fiamma Con coperte improvvisate e fantasmi Sinceri O anche scaldarmi a gambe incrociate E grandi scodelle Di latte e apatia E caramelle Gommose e spaventate. Mi piace questo Collodi E la sua fiaba vivace Di Pipì e
Nei fiammiferi
A casa mia non ci sono fiammiferi Nessuno fuma e gli accendini Hanno quel sorriso comodo e senza ombra Della modernità. Abbiamo caricato così Lo sfrigolio, Il ritmo scrosciante della scatola agitata, L' odore dello zolfo Le dita scottate L'immagine di un nonno intento a bestemmiare, Tutto sul treno Senza ritorno
Buoni propositi
E per i buoni propositi ormai Cosa ci resta? Molto poco, quasi niente Forse solo ricordarsi che un fuoco d'artificio Continua a vivere solo quando diventa Incendio E tanto più lunga è la sua storia quanto Più sono i danni che provoca; Forse è solo ragionare Sulla striscia d'ombra
Scodelle di buio
La luna la notte Scorsa Sembrava una scodella Il fondo in giù Sbreccato sbiadito poggiato Sopra una stella, Riempita di buio A sufficienza Da esser colazione Per tutti Inghiottita in fretta Chi tanto, chi troppo E nessuno nulla Lasciando star Che non sia tonda tanto Si deve E poi Il tepore sempre ritorna Sempre Ci distrae Siano nuvole, rugiada o