Menzogne da poeta
Mi vedi fermo ma sono In continuo movimento. La barba cresce e così Le unghie, I capelli prima Di cadere. In movimento continuo la pelle Che raggrinzisce, squama, accompagna Le mie smorfie mentre rincorre Il tempo Si bagna E gonfia di sudore Polvere E tratteggia di contorno I pori. Arrotonda Lo stomaco di frittelle e carnevali Di
Con la precisione dello scrivano
Provo a ricordare, stasera Con la luna smussata e lisa Dal crescere nel suo pieno, sopra la piazza. Provo con qualche volto, nel gesto, Nella ruga della battuta, o nel frusto Senso del linguaggio quotidiano. Fissare alcune frasi con la precisione dello scrivano A fine giornata Puntine colorate
Consonante poesia
La prima consonante non è Una scelta, Un cammino confidato; Non è il ramo da cui pende Il fazzoletto smarrito. Misura l'ardire del verso Il vagito glauco del pensiero L'ascolto ritorna, insiste Soggioga l'emozione e Ogni parola aggiunta è Epifania taciuta. Sottraendo S'allunga il guinzaglio Ai giorni. Come sottrae stelle la luna, come Dileggia fantasia
Castelli
Era meglio averti Aspettarti Portarti i dischi nuovi, leggerti I vecchi libri e le poesie Di chi dura in grazia verso a verso E melodia nella tasca, tentoni. Le mie piuttosto, non so Non ho provato mai, ma era Meglio averti: Carezza da sciogliere in viso Come un'abbazia nel bosco Il sorriso. Non
Attesa luna
Siamo qui per aspettare. I rumori della vite che stringe La vita alla caffettiera; Della porta Che libera il latte dal frigo: Né cigolio, né soffio. Il sospiro del rubinetto, Il crocchiare disorganico del fuoco Premuto dalla ghisa. Aspettiamo questo. E sincera, frivola, gretta, La nostra sfinge inginocchiata Non sa le risposte,
Polvere malinconica
Cancelliamo con gesti ripetuti Le vergogne a cui abbiamo dato il corpo [di un gesto. Il nero dell'ombra,
Soldati
La pagina ride di Come Ho messo le parole In fila. Un sorriso privo di denti Tra i quadretti feriti dall'inchiostro e l'inchiostro disseccato e sterile. Un canto è anche quello della portiera dell'auto del padre, nel cortile buio. Un canto è lo sputo bollente
Epifania
Ravvivo il fuoco, Che spinge e sgambetta sulla ghisa E sul fumo, le lingue, Parlate stanotte, sono quelle dell'epifania E della galaverna, già pronta a stendersi Per aspettare l'alba. Parlate stanotte, voi di Orione e Sirio, Leggete nei fumi di chi governa le ceneri E salutate le scintille
The Arpist
Fili Dal cemento. Pali distratti e non Abbastanza tesi. E le brezze, la pioggia, La nebbia, la tramontana Non si accorgono, non sanno suonare Quest'arpa sterminata Sconfinata Che accompagna le strade E stringe le case al petto Senza scintille, eppur corrente E velocissima. E tu puttana, tu Inquietudine I fili non guardi nemmeno Ché di notte Dici Tutto
I puntini che non dovevamo
Quello che ci lasciano Le giornate di festa, d'ozio Sono una macchia d'acqua [d'acqua? Chissà