Quasi poesie

Ogni fiore ha un nome. Chi scritto nel pertugio dei petali, chi Nella pianura disarmata della foglia, chi Nel volo inebriato dell'ape o della libellula. Il girasole lo grida ai folli soltanto, Spalancata la bocca; La viola lo ripone nel cassetto Aperto del proprio profumo; Il giglio ne

Se il pianto è vela E poi scudiero. Se il suono Della foglia a terra Ancora tiepida d'estate E' prima sentinella E poi veliero. Se un varco di grondaie Ritaglia nel cielo illune Un brodo di stelle Bollite, freddolose e nude Da spalmare piano Da cucchiaio a pelle. Se un'alba non basta Se non

Di ghiaccio un'armata I fiori del sambuco sciroppati La griglia graffiata Gli spari del prosecco stappato La birra gelata La coca quasi ghiacciata Un asciugamano doppio e piegato Un singolo scomodo divano  Mai ordinato. Le zucchine, i datteri,  Il burrocacao Una spazzola fucsia che ha pettinato Una grigia maglietta ,  Che si fa

A voler inchiodare il mare  Domarlo  Onda schiena all'onda  Schiuma  Con una bolla di vapore esploso  Sospesa  Fuoco d'artificio congelato  Senza un buio dove affievolirsi,  A volerlo inchiodare  Solo la folgore può:  Chiodi elettrici conficcati dalla tenebra  Profondissima e bagliori  Muti con la gola  Soffocata di meraviglia.  Solo in questo mare fermo  Si corica il

E i buongiorni belli Con gli occhi grandi Cominciano con un bacio Una cazzata Un rumore di persiana E quelli di una colazione Impettita Tintinnante Che sale le scale e bussa alla porta Da dentro Per entrare nel fuori Con la faccia di chi Non ha ragione Né speranza Ma ha un torto bellissimo Da

La pioggia forte stacca ombre Dal selciato Sradica fiotti di muschio dalle attaccature, Spezzerà la camminata del bambino E del superstizioso                    [domani Siediti qui, Dove ha volato la rondine, Spartisci il sogno fatto  Tra occhio e profumo, Rassoda il vuoto con

Tu sei una sirena E ti corichi sulla punta della penna Mentre fischia il biacco dal nido E pena La piazza deserta Senza luci e voci In fianco al mio androide paranoico Vecchio di vent'anni. Come le bestie, rischia il cibo a terra L'avvento della formica La scia Della lumaca L'addio del

C'è già luce adesso E ha masticato la coda a tutte le stelle  E mastica ancora.  Alcune guardie di sonno Si sono messe al volante, Mentre i ladri di sonno Si affrettano a chiudere le auto Le porte e le persiane, E slegata la faccia Nascosta in un

Gli uccellini cantano e forse  Mi hanno rubato la voce O forse  L'ho dimenticata in qualche cassetto Nella cucina del castello O nella credenza Del manicomio. Fa caldo da oggi Fuori si cammina Senza l'ombra del freddo E non indosso la maglia da hockey Per dormire anche se l'acqua  Per i piatti