Quasi poesie

Le rose finiscono Mettono la coda, gli occhiali E si accontentano di un viottolo. Non ospitano il grillo O la vespa, la ragnatela. Non accartocciano le braccia A ombreggiare di luna Il corpo. Le rose perdono il coraggio Quando nessuno più Né ruba l'agonia Staccando dalle mani           

Le lettere si sdoppiano Sulla lavagna Dei maestri. Unico resta il significato Solo Il non compreso Gratta le muffe dagli angoli E poi va, camminando via. E questa pantomima sociale Frange il muso Agghindato di menzogne Contro i guardiani di sempre: Il tempo, La solitudine, La mediocrità.

Costruire un impero in un piatto Mangiarlo. Sorseggiare oceani che ospitano civiltà perdute Impararne la lingua Gli accenti Le perplessità. Nei cortili sognati Scemano le ombre Le lucciole Divampano Fili di riverbero si fanno I peli dei bruchi, Un codice il loro Piegarsi alla brezza. Diviso il tacchino con una gatta Rilassa Il vuoto tra i

Ti ho lasciato un fiore Sul tovagliolo, Una ruga in faccia A sguazzare e sorridere. Ti ho lasciato oggetti, Riflessioni, Predicati. Tanti aghi, carezze, caramelle Dentro a canzoni con non potrai mai più Ascoltare con le orecchie Tue soltanto. Mi sono fatto da parte Come fanno i fiumi Riluttanti Vivi Con sciabordio che è silenzio E

Dirada, sollevata sopra i campi Dal mio passaggio irruente La nebbia settembrina Timida radice Di un albero immaginato Che di nuvole fa foglie, Di ogni pioggia ombra  O inverno. Il senso di colpa Annida discreto  In ogni giorno liberato E nel respiro che affonda Scavando brandelli di sogno  Non ancora sognati: Desidero qualcosa, qualcuno La

Chiedimi  Cosa avanza? Non trovo melodia nei grilli,  Ma nemmeno fastidio. Non trovo Traiettorie nelle falene O equilibrio nella sangria Nella birra Nella pastasciutta. Non è più tempo di energia E persino la parola rintocca           [di cavi           [e rese. Chiedimi Chi ha rubato L'elisir di

Tutto finisce Il buon senso La strada L'amore La cioccolata. Tutto finisce per cercare Di star bene In una casa fresca In un'auto spaziosa In un paio di mutande. Tutto finisce Nelle domande pericolose Nel danno evitato E in quello ignorato. Io non ne so Vedo il tempo per tempo Faccio da tempo al tempo Tolgo la

L'insolenza di un'opinione Cattiva Si solleva senza fatica Dalla terra della piana. Bruciata, secca, crepata S'arresta Ricacciata indietro A sussurri e sbuffi e rutti E dioporchi e cani E camminate sui vetri E vetri davanti alle puttane E puttane dietro alle facciate. Ma l'insolenza divampa Dirada, strema L'idea di miglioramento Della vela che non batte

Tre passate And I got myself a beer Ha sulla pelle una teoria di rugiada Non disturba le zanzare Che banchettano sui polpacci Fra un rutto di avvertimento E uno di protesta. La tenda non bussa alla porta Ha i piedi bagnati, Non si è dimenticata l'acquazzone, Ma meglio ricorda

La piazza ha schivato il temporale Con un rintocco di silenzio. Ora è una toppa di penombra Che sbatacchia agitata Dal canto delle rane, L'ombra di un fenicottero Sul catrame ruvido Viene dal ghiaccio E dalla sete. Non ci sono mai molte parole Per raccontare il sonno. I sogni Che vivono nelle