Quasi poesie

C'è qualcosa di incauto nell'addormentarsi soli O male accompagnati. La stessa scelleratezza di una Luna che ride senza sosta Per una notte intera O delle stoviglie sporche Dimenticate. Gli occhiali annaspano dentro un cuscino Piegato in due Ma dalla radio spenta, dalla mattina buia Dalla tovaglia macchiata Ci si salva

Sulla soglia di casa tengo in equilibrio una birra Di troppi luppoli e poca schiuma. L'accompagno con marmellata di fichi e noci  E una fetta biscottata rubata  Alla mattina dopo. I bicchieri offendono l'acquaio  Da una settimana ormai, Invece di dormire prendo a calci  Cuscini nell'intera periferia  Del sogno. Conosco

Bevo il caffè, mangio marron glacé.  Con le mie orecchie invecchiate  Ascolto Mazzy Star e mi taglio  Le unghie dei piedi.  Ho uno scaffale di Dovrei  E uno di Avrei dovuto,  Chiusi nella cantina del mio deserto.  La notte non ha mai  La stessa faccia e non smetto  Di

E queste foglie?  Da dove vengono tutte queste foglie? Non dagli alberi, no,  Hai guardato bene prima del battibuio  Le hai viste ingiallite, ma fiere Accartocciate, ma eleganti Rumorose eppur melodiche E adesso sono cadute giù  Con carpiati e giravolte  E non vengono dagli alberi no, Quelle sono andate via E

Di notte non dovrebbero suonare canzoni tristi,  di notte la luna  non dovrebbe avere colore. I bicchieri sporchi dovrebbero camminare via Tintinnare per le piazze vuote  Suonare i campanelli e poi fuggire  Ridendo  A lavarsi nelle fontane  Prima che l'inverno ghiacci  E il mattino consoli. Servirebbero i grilli Servirebbe l'odore bruciato

Che serve d'altro. Birra patatine datteri Capossela Uno zoppicare vecchio di tua madre Che risparmia i 50 centesimi E gli occhiali buoni E il primo scricchiolio del fuoco acceso E una tovaglia social Comprata in saldo Troppo grande Che intriga le ginocchia Come la vita ladra Di tempo E sentimento E imbroglia i

Toglimi il cuore Mettilo nelle tasche Fai come Fosse una cimice Nei calzini Rammendalo Declinalo in germogli Mescolalo agli odori Dell'inverno Conserva un'ombra Di ritegno Di ribellione Di decadenza. Siamo la cimice Non il calzino. L'inverno arriva L'odore del gelo già Ci lecca le spalle.

Lo scricchiolio dell'alba stuzzica E coccola la notte Per scacciarla con grazia. La piega delle nuvole Si cela dietro le tegole E fra gli aghi Di un abete rosso Gli storni za si preparano A seminare caos Sul silenzio di questa domenica mattina Non sia mai Che il seme della primavera Attechisca Su

Il fiume ingiallisce Segnato dai topinambour. Cicatrizzato l'ondeggiare del vento  Sul volto della nostra disattenzione Diradiamo gli affetti Discerniamo il prezioso dal futile Perdiamo sempre meno tempo Non avendone più. Siamo noi, quelli che non invecchiano Noi quelli che ricordano. Falene inattendibili quanto il loro volo Abbiamo comodità che non funzionano Mai