Quasi poesie

Io ti vedo laggiù, dormi alla fine della strada.  E non vai, non ritorni,  Passo vicino a casa tua.  Ma non so, non l'ho saputo mai,  Dove abiti dove dimori,  Dove nascondi le mani,  Quando non accarezzi o non lavori.  Ti ho portato il latte caldo. La

Ti ho vista quando mi sei camminata incontro.  Ti sei seduta sul mio respiro, eri stanca.  Hai affondato le mani, avevi fame.  Scalciavi e i capelli scarmigliati erano elettrici,  disegnavano in aria le tue tenerezze.  Quando ti sei alzata mi è mancato il fiato.  Sono passati

Sono giorni, mesi Anche anni ormai, Che la primavera non c'è più,  Dura un attimo, la sera tardi, il tempo di una birra Due parole ancora troppo sporche del lavoro del giorno,  Del suo invadere, infiltrare, abbattere, deformare. Poi arriva la stanchezza, a volo di drago, O

Di propositi no,  Nessuno ormai;  Ma resta il gelo a imporre i guanti,  Per separare le pagine davanti al mare,  Che non vogliono saperne di staccarsi eppure,  Basta un soffio,  Uno sventolio.  E così, come loro, vorrei  Le giornate:  Dense, irruenti, curiose,  Separate solo da un paio di sogni e

Era il vento, oggi, fortissimo sulla risacca deserta;  Mi cadde uno scontrino accartocciato,  Forse benzina o caramelle gommose, in ogni caso  Già per sempre perduti;  E cercai, senza successo, di rincorrerlo,  Così come facciamo e ripensiamo, alle cose sfuggite,  Che non avremmo voluto mai

Ciò che è amato assottiglia:  Siamo civette incantate con zampe  Grattate dai cartelli stradali, facciamo  Il verso alle cornacchie che fanno  Il verso alle città.  La neve è un incidente, i fiocchi  Ornano le mani amputate  Del tempo.  C'è, stremato, un verso  Dimenticato: graffia una lingua e non parla  Più.

Nel cortile della mia infanzia C'era un attrezzo,  Non un erpice,  Né un qualcosa, fino a oggi, con un nome. Era ferro, spine, punte, bocche:  Mi arrampicavo, di nascosto,  Mi accoglieva una larga sedia di ferro,  Bucata,  Rugginosa, Senza pari, nel mio piccolo mondo di bambino. Serviva per l'erba, il

C'era mezza luna soltanto, aspettavo Santa Lucia. L'altra mezza non abbiamo mai scoperto,  Che se l'è portata via. E' arrivata ricamata, Sorridente, meravigliosa, affaticata, Nelle mani di mio padre Calda e zuccherata con la brioche del discount vicino alla tazzina sbreccata. Mi ha portato la schiuma per distrarre gli umori delle donne

La vita è una faccia da scimmia chiusa in bottiglia,  Un cassetto stracolmo di fiori,  Biglie,  Amuleti e altra  Paccottiglia.  Uno sciocco qualunque,  Smargiasso,  Ci cammina nelle budella.  Al gallo manca la voce,  Ai calzoni una bretella.  L'alba è vicina,  Pietosa,  Promessa,  Ma non ci porterà chiarori,  Né ci farà il caffè.

Sono arrivate le luci di ferro,  Su piedi larghi, Di gomma,  A riempire il vicolo di solletico.  Pigre,  Le auto han ceduto il passo, il selciato  Si è inumidito le labbra  Per accogliere i riflessi.  Loro  Si sono accomodate,  Hanno alzato una sottana di buio,  Per mostrarci il culo,  Per mostrarci il