Abbastanza
Finisce e non finisce Un'altra giornata dell'abbastanza: Veglierei, ma è abbastanza Presto per dormire; Il disco del topo modesto non è Abbastanza bello; Il latte di poco fa non era Abbastanza freddo, ora non abbastanza caldo; Lo abbandono assieme al libro, breve Ma non abbastanza. Non dormo, non leggo, non
Eclissi
Eclissi ha un'aria di sfida, di paura, Eclissi caga nella doccia e sotto la credenza Eclissi di carezze non può Far senza. La notte si è staccata dalla sua schiena: è delicata, superba La notte si accartoccia negli angoli con la vergogna Dei pensieri passati, degli
Di rigoglio e vanità stremata
Nello sterrato è l'estrema Grazia d'irregolare Melodia, Con noncuranza correvo lungo L'argine del torrente Viziato, mormorante, Il martin pescatore tuffava il capo Due trampolieri lontani, Sul fondale s'alternavano Pozze brulle a distese Di rigoglio e vanità stremata. Ammiravo stupito un ricordo Disseppellirsi e sedersi sulla comoda poltrona Dei miei sospiri.
Un pestaggio
È un sabato buono per andare a vedere un fiume, Per andare in macchina e riprendersi Le proprie canzoni: Gli Otto Ohm, gli Starsailor, i vecchi Marlene, Persino Lorenzo con le sue trecento parole d'amore. Accelerare e frenare poco, Battere il tempo sul volante fino a
Intrico
Da non uscirne, di legno E di terra, di torba E di bastone conficcato nella mota; Di questo è la gabbia, l'intrico, La parete della casa inabitata, Ma prigioniera di un bosco. Il vento a volte guaisce, sposta, dirama, Divampa lo scricchiolio come attendesse l'edera Che non verrà,
Luna di miele
Tu che non hai mai visto la Luna Come una palla di miele, La immagini adesso increspata? Un vento cosmico che scrive nomi Alieni sulla superficie, I crateri che aspettano la zampata golosa Dell'Orsa Maggiore E una leccata dolciastra sulla faccia D'ombre e spigoli. Ora sì, ora che è
Disabitate ma orgogliose
Ha piovuto poco e piano Gocce cadute da vicino, Da poco sopra Le teste nostre. Con lo stesso piglio rassicurante della voce Di Morrissey Che canta di baci non dati, di castelli E parole sussurrate sulla faccia Col rumore dell'edera Sulle case disabitate Ma orgogliose O della sabbia che ha riposato Un
Non ancora ma presto
Restiamo dove l'ultima foglia Tenace Diverrà la prima e Ci gira intorno una campagna Assorta e dimessa Dal basso profilo Più ancora dell'erba cauta Che spinge fuori il viso dalla terra: Si scorge già dove Non ancora ma presto Sbucheranno i crochi.
Binari e nebbia piccola
C'è questa nebbia piccola, giovane, inesperta Che ci lecca la faccia, Non disturba E non attrae. C'è che non l'abbiamo chiesta, né scacciata A volte nemmeno vista arrivare E di certo mai L'abbiam vista andare. C'è sul binario dimenticato Tra i numeri di una fantasia inerme E pigra, A infilarci il
Manigoldi
I profili sono le mani delle cose d'esse prive, I comignoli scheggiano i tetti, i perdigiorno pitturan le città; Le metà dei terzi contano i secondi sommano uno, poi ricominciano. In tutto questo merito, cerco una colpa da frustare, cavalcare, stringer le briglie per farla sanguinare sputare