Quasi poesie

Come la pipì, lo spam una newsletter, le stelle, Viene di notte  Il pensiero di te. Previsto ma imprevisto.  Gradito ma irrequieto.  Dittatore ma schiavo, Con la stessa supponenza  Di una scritta  Sulla condensa  del vetro.  Con il volto coperto dallo stesso sorriso.  Con la mano armata della stessa carezza. Con

Contiamo le stelle.  Hanno tutte le faccia  Piccola;  Ad alcune manca.  Potessimo incollare ognuna  Una maniglia,  Non sarebbero porte, né finestre,  Ma pentole imperfette,  Per cuocere il buio, farne pietanza,  Farne nutrimento,  Senza briciola alcuna.

Torniamo dagli inferni Con vesti e lingue stropicciate Riponiamo le mani sotto ai cuscini, alle lenzuola togliamo il sonno. Le nostre madri raccolgono Le zucchine troppo presto Fanno la piega ai jeans Danno del tu Alle camicie e alle scottature. Piangono spesso Scorci d'acque chete che non avevamo notato Nei nostri

Con le nuvole a sonnecchiare,  Sopra piccolissime  Feritoie d'azzurro,  C'è anche un soffio pigro,  Una toppa chiara fra i mormorii del mattino.  É tutto laggiù,  Tagliato come si fa per una pagina morta, Dai fili della luce,  Come se poi il buio, non si allacciasse  Fin troppo alle cecità,  All'umanità

I lampi della notte sono cresciuti Hanno masticato e sputato il buio.  Mi sono rimasti in bocca  Sette lamponi  Ma un solo piccolissimo seme Aggrappato ai denti.  E consegnato all'oblio della saliva.  Com'è il destino di chi  Non lascia traccia né prima né dopo  Le labbra.

Sulla soglia Seduto Senza una maglietta e la pioggia che bussa a una scarpa,  Davanti all'uscio spalancato, Il latte scalda il marciapiede,  La marmellata ammorbidisce una fetta biscottata. L'ultima cena si è presa un'alba blu, Una carezza con dita lunghissime Da stiracchiare e far crocchiare i giorni.  Ora mi

Si ferma sugli orli sbreccati Della foglia  D'insalata la mattina La lacrima di rugiada comprata da questa Parca estate. Cacciata O cacciata via Da una lettera dell'alfabeto Esule E dimenticata Si fa suono Docilissimo Nella bocca sdentata Della tartaruga.

C'è vento. John Fante si è posato sull'asciugamano, Fra le fragole sbiadite, Come una farfalla inquieta e impaziente, Leggerlo E' una teoria ininterrotta Di strappi: A una riga un sorriso, La successiva il cuore Dal petto Per le pena. Bjork si è finalmente seduta nelle mie cuffie, Facendosi capire, dopo anni che l'ascoltavo

Ha spiovuto Sereni mi ha accompagnato per qualche minuto Lungo la strada Percorsa dalle gocce sulle mattonelle Mentre le trote riposavano calde sulla vite e la menta.. Vittorio era malinconico, rassegnato, Sperduto nelle sabbie d'Algeria. Ho salvato per lui nove anatroccoli Catturati con un agguato degno Del peggior ladro. Il

Oggi ho mangiato tre lamponi, i primi,Di rosso e di sapore timidi; Al fianco, sul sedile, passeggeri esigenti,Uova fresche e ciliegie rubate,E quattro oche nate ieri, chiuse in una scatola di superbia,Vanità.Io schiaccio stringo taglio:É tutto bello;  Un bestione suona, inviperito,