Quasi poesie

Quasi quasi mi faccio un caffè Guardo di lato il domani, come Obama Che si finge indifferente dopo aver importunato I conigli. Quasi mi lascio stordire dall'odore del doposole Sul sole che non mi ha stordito E leggo una piccolissima storia nera Ché per gli altri colori,

Cosa fai tu  Alba  Qui davanti a me  Scappata via senza mutande  Senza braccia  Senza mani  Senza faccia  Senza un qualunque sole?  Cosa fai qui  Affacciata  Alle finestre  Agli alberi  Ai campi di mais  Ai cortili  Alle credenze?  Cosa racconti tu,  Che promani dagli orizzonti e dalle disattenzioni?  Mettiti subito le budella in tasca,  Scostati,  Corri via,  Lascia fare chi

Quando un sole mansueto macchia La tela zucchero Sopra i pennacchi secchi Del mais. Non capisco mai se sono i tronchi,  Le ombre sottili O l'orizzonte A togliere dalla bisaccia un nuvola E rattoppare Coprire Germinare contorni di luce e Vapore. Fanno festa Comunque                     

Ho preso il vizio  Di vivere con le serrande alzate, la finestra Spalancata, Senza portare con me nel sonno luce Occhiali Libri  E mutande Tutt'al più un buon antizanzare Per alleato. Mi sveglio così prima delle sei Con tutti i sogni maschi ancora addormentati Seduti sulle ciglia Nella gloria del mattino. Per colazione

Sono cose che non hanno un nome Sono cose che vanno via Che mettono l’ombra davanti ai propri piedi E inciampano. Sono cose, siamo cose,  E le persiane abbassate le chiudiamo con le ciglia Per non vedere la morsa Stretta al cuore che verrà. Chiusi dentro, O chiusi fuori

Era domenica, poco fa,  Dicono lo sia ancora.  Era domenica con la sua faccia rotonda, Sorridente, Le timide sottili rughe che hanno mandato avanti Soltanto la loro ombra. Era qui Aveva caldo sete e sonno assieme a noi, Che li abbiamo ancora,  Domati a stento  Dall'imbrunire e dalle perle, Dolcemente malinconiche, Sopra

Ti ho seppellito in visoUn tesoro:Un grappolo di gemme scintillantiSedute a cavalcioni   [Altere]   [Tintinnanti]Di ogni volta che sorridi. Imprigionata la manoHo disegnatoIl pensiero tuo selvatico: Un ricordo di rugiada    [acquattato]   [chino]In tutti gli echi di un mattino. Serbati nelle

Disteso sul cemento,  Su un asciugamano che non ama  La sabbia,  Tsipras dorme al fianco,  E un cuscino con dentro qualche sogno,  Ad accompagnare l'occhio in alto,  Nella cornice dei tetti.  Ci sono solo tre stelle,  Luminose quanto vorrei, ma possono bastare:  Costruiscono un triangolo  Che si può quasi suonare.

Albeggia.  Sull'asfalto asciugano macchie di temporale; Sono spettri,  Pecore, Draghi, Fiori,  Biscotti morsicati. Li immagino in fretta e li metto via, Prima che il giorno ne faccia invisibile schiavitù. Fatta la sangria, Pulito un cassetto,  Aggiungo a quello dello scorpione,  I baci  (I morsi?) Delle zanzare. Ho disegnato un fantasma dagli occhi a palla,  Mi fissa

Conto le anatre, sotto questa luna delle quattro Ogni notte che torno Con il cuore abbarbicato, confuso, macchiato, sulle spalle  Vicino al collo A farmi le fusa. E' il mio? E il sudore asciutto e goduto Sulla pelle delle scapole,  Disegna isole di fremiti trascorsi Nel mare delle impurità. Ho