Quasi poesie

Si stempera rapido Sopra un orizzonte talmente umano da arrossire Senza nemmeno un paio di guance Per trattenere la tramontana Che così scende a pungere le nuche E riempir le tasche, Laggiù e lassù, Il bacio dei dinosauri. Cacciano fuori le lingue vaporose,  Protési, Vivi per fantasia, O pareidolia O perché ogni

Cerca la nebbia, cercala nelle strade, Quelle meno volute;  C'è da farci una vela,  Una sposa, una bandiera,  C'è da farci di tutto, tranne forse  Una chimera.  Mettiti qui,  Rischiamo,  Guardiamola insieme,  Fotografiamola,  Lecchiamocela via dalle labbra,  Aspettiamo lo schianto, la frenata, o il lungo silenzio  Che ci caccerà via,  Forse nei letti,

Chi è stato chissà,  A tagliare il cielo così.  Dove ha nascosto la lama?  Dove ha trafugato ago e filo Per cucire gli azzurri?  Chi è stato a trovare  Il tempo di cancellare con una gomma  D'aria e vento l'orizzonte?  E chi ha ricucito insieme i lembi?  Domande inutili.  Gli

Lassù c'è una ciotola, in equilibrio precario,  Piena di buio, ma è solo  Una luna molto lontana  Dalla sua forma migliore,  Che ha rovesciato tutte le stelle  E a nessuno mai viene voglia  Di raccoglierle.  La nebbia che è venuta a trovarci,  Poco fa, ha rifiutato la sedia,  I

Quante inutili boccacce sprecate  A cercare gli echi degli echi,  Pensando magari si annullino.  O si facciano  Forti,  Come la pioggia al sicuro  Nel ventre sporco di una grondaia.  Non è così.  Ci incanta la pantomima malata  Dell'ombra lunare,  Eeppure bellissima, eppure sincera, eppure  Sconosciuta,  Quanto un coriandolo a un foglio  Di

Ci sarà pure un disegno,  Uno schema, un progetto,  A coinvolgere queste goccioline  Che a migliaia affollano il parabrezza e si fanno Belle,  Mostrano i visi lucidi di passione;  Senza parole, ma con un tremolio,  Disarmano l'impaccio e la timidezza.  Se proprio non un disegno  Almeno la mano

Non piove ma ha piovuto qui Sulle rotaie che guidano l'occhio senza parsimonia E ora lucido è il tremolio della sera. Sei come il muso indefinito di uno spettro Che mi bagna i fiori e il basilico Ma si dimentica dell'oleandro. Il timore che nel bicchiere Ci sia

Su quelle montagne, sotto, quelle montagne, Riposa un mostro grande e gibboso. La pensavo così, da piccolo, mille anni fa, E la penso così ancora adesso, anche se non vedo più la coda, o le corna. E a questa sera pesta, che non regala

Non c'è poi molto da salvare Nel baluginare Di tutte queste pozzanghere tremanti: A malapena mettono su Una idea di faccia Di fronte alle insegne dei bar O delle pizzerie. Né nelle stazioni radio pare  Esserci una qualsiasi vendetta O abbandono: Sempre le stesse canzoni,  pesci poveri pescati dalla riva Di fronte