Il bacio dei dinosauri
Si stempera rapido Sopra un orizzonte talmente umano da arrossire Senza nemmeno un paio di guance Per trattenere la tramontana Che così scende a pungere le nuche E riempir le tasche, Laggiù e lassù, Il bacio dei dinosauri. Cacciano fuori le lingue vaporose, Protési, Vivi per fantasia, O pareidolia O perché ogni
Not my cat
Cerca la nebbia, cercala nelle strade, Quelle meno volute; C'è da farci una vela, Una sposa, una bandiera, C'è da farci di tutto, tranne forse Una chimera. Mettiti qui, Rischiamo, Guardiamola insieme, Fotografiamola, Lecchiamocela via dalle labbra, Aspettiamo lo schianto, la frenata, o il lungo silenzio Che ci caccerà via, Forse nei letti,
Azzurri cuciti
Chi è stato chissà, A tagliare il cielo così. Dove ha nascosto la lama? Dove ha trafugato ago e filo Per cucire gli azzurri? Chi è stato a trovare Il tempo di cancellare con una gomma D'aria e vento l'orizzonte? E chi ha ricucito insieme i lembi? Domande inutili. Gli
D’aver dimenticato
Lassù c'è una ciotola, in equilibrio precario, Piena di buio, ma è solo Una luna molto lontana Dalla sua forma migliore, Che ha rovesciato tutte le stelle E a nessuno mai viene voglia Di raccoglierle. La nebbia che è venuta a trovarci, Poco fa, ha rifiutato la sedia, I
Ventre sporco
Quante inutili boccacce sprecate A cercare gli echi degli echi, Pensando magari si annullino. O si facciano Forti, Come la pioggia al sicuro Nel ventre sporco di una grondaia. Non è così. Ci incanta la pantomima malata Dell'ombra lunare, Eeppure bellissima, eppure sincera, eppure Sconosciuta, Quanto un coriandolo a un foglio Di
Pittrici di verdi e d’azzurri
Queste mattina di ottobre hanno studiato a lungo. Anni e anni di azzurri di verdi lappati delle pozzanghere, Come cani selvatici. Per giorni e giorni aspettano immobili e asciutte, Con la pazienza del girasole. Poi, una notte, non si sa come, Ti dormono in macchina, e
Goccioline
Ci sarà pure un disegno, Uno schema, un progetto, A coinvolgere queste goccioline Che a migliaia affollano il parabrezza e si fanno Belle, Mostrano i visi lucidi di passione; Senza parole, ma con un tremolio, Disarmano l'impaccio e la timidezza. Se proprio non un disegno Almeno la mano
Rotaia
Non piove ma ha piovuto qui Sulle rotaie che guidano l'occhio senza parsimonia E ora lucido è il tremolio della sera. Sei come il muso indefinito di uno spettro Che mi bagna i fiori e il basilico Ma si dimentica dell'oleandro. Il timore che nel bicchiere Ci sia
Voinonio
Su quelle montagne, sotto, quelle montagne, Riposa un mostro grande e gibboso. La pensavo così, da piccolo, mille anni fa, E la penso così ancora adesso, anche se non vedo più la coda, o le corna. E a questa sera pesta, che non regala
Unicità, sempre dall’oblio
Non c'è poi molto da salvare Nel baluginare Di tutte queste pozzanghere tremanti: A malapena mettono su Una idea di faccia Di fronte alle insegne dei bar O delle pizzerie. Né nelle stazioni radio pare Esserci una qualsiasi vendetta O abbandono: Sempre le stesse canzoni, pesci poveri pescati dalla riva Di fronte