Eserciti differenziati
Guido scalzo. Ed è sempre notte quando guido. E misuro le persone in fanali e velocità. Per ogni finestra buia ho rubato una parola. Anfratto Metempsicosi Sgomento Partenogenesi. L'alba è un muro di nuvole, Malato di finestre, Incurabile. Passo in rassegna un esercito scricchiolante In uniforme azzurra Abiti leggeri Davanti alle porte, ai portoni, Agli
Nel paese dei malocchi
Come non ti vedessi Tu notte Di piana luna Calmante Qui Nel paese dei malocchi. Come non destinassi Battiti e rintocchi O ciglia O sete O zirlar d'uccelli e tremar Di ranocchi Al tacer dell'alba Nell'avvicinarsi a noi ora Svegli Ma presto dormienti Sui gradini ripidi Dei sogni senz'occhi.
Una vecchia auto ferma
Attraverso il paese Da casa a casa A fonda notte Sfondo buio. Non ho mai sentito la voce Di Thom così triste Follemente infelice eppure Forte Superba. C'è una vecchia auto ferma Ammaccata Un finestrino di cartone Il cofano grezzo Non verniciato: Una porta che s'apre sulla meccanica Dei silenzi. Su quella delle mie memorie Potrei quasi
Occhi oliva nocciola grandine
Mi guardo intorno, e i merli cuciono un tappeto di saltelli Nel parco sazio di pioggia. Sono fatto di solitudini leggere, Slanci per cercare una faccia e tuffarmi Scomposto Nella teoria brevissima delle narici, Negli occhi oliva, nocciola grandine, Corvo o cenere. Sono io quello che attecchisce: Nel
Tergicristalli stanchi
Non piove più. Ha piovuto tanto e ora non piove più. I nuvoloni Si trattengono ad ascoltare i passeri, Non sanno che dire, Imbrattati di grigio e strisce di vento, Come invitati graditi Solo al padrone di casa. Il tergicristallo li saluta, Stancamente, Muove il braccio sempre più piano. Poi una
Occhi stanchi
Ho gli occhi stanchi. Non li hai visti correre a perdifiato sulle ciglia Schioccando la coda? Non cela sempre un battito perduto Il sipario delle palpebre? Suvvia, Fermali con una moina, un cenno, uno sgambetto; Avranno da ridire, Scivoleranno fino a sbucciarsi le ginocchia, Bestemmiando le proprie lacrime. Ciò che
La faccia alla notte
Visto da dietro il vetro Da questo monte quieto Il paese mangia la faccia alla notte Con le sue luci Come denti; Un ghigno di strada deserta Taglierà la valle Intera Fino alla perfida aurora.
Elena diceva
Elena diceva che c'è chi viaggia solo viaggiandoE chi non ne ha bisogno,Sceglie una vita Piena di notificheSempre con poca batteriaSi fa a pezzi e si regalaPiù e più volteNon sa smettere d'impregnareD'impregnarsiImpegnarsiIngegnarsiDisegnarsiInsegnareE imparare.Questi viaggiano da fermi, Da soli,Da sempreDa
Faccia che cuoce
Mi interrogo su questa presunta lubricità immaginata Sei qui o sei altrove? Vieni, estinguiti, rinasci. I draghi e gli unicorni sono già stati Sventrati La griglia è calda La birra è risacca sulla riva Appannata del bicchiere. Ma tu sei qui e altrove E l'altrove è qui, quieto Nel wok,
Biro, blu
Sono io non sei tu Questa palla gialla zeppa di volume, Di wolfmother, E la botta non è blu e un po' Infetta e non preoccupa, profuma Di uccellini mattutini, Letti intatti, notti cotte, Già dormite e digerite. Ché non sono io, non sei tu Il gallo allegro e