Sanno
C'è un sole con la faccia di maggio, Il tè è allo zenzero La marmellata ai cachi e amaretto, Le viole dell'area griglia Sanno di domenica mattina, Un foglietto bianco vorrebbe sapere La frase per la partita di oggi. Il frigo socchiuso Sputa in faccia a chiunque Un profumo
Regina dei giullari
Sono un re un generale un imperatore. Legato alla mia sedia cantando a squarciagola Lingue mal conosciute Comando al mio esercito di disperati: Alberi dinoccolati, scalembri, Luoghi indicati, Lumi allineati giallastri, offuscati, Pali della luce senza faccia, Cartelli arrugginiti senza braccia. Per tutti ho una parola, un invito, una
I denti del buio
Nel nero spugnoso Ritagliato da una finestra Stasera c'è un buio preso a pugni Che ha sputato Un dente di luna Macchiato di sangue Che vede le stelle, Le vede belle E dei rami secchi Accigliati Ne fa fertile sollecitudine Per germogli senza tasche E senza occhiali. Tenera tu Tiepida e calda Nei climi
Labirinti lunatici
C'è un labirinto sulla luna di stanotte. Ci ho mandato prima un occhio poi l'altro. E si son persi. Ho mandato un sospiro a cercarli Una sciarpa a riprenderli Una corsa nella notte per riaccompagnarli tutti A casa, Sotto i loro cuscini Vicino al pigiama che i sogni Caldi di
Gatta su Panda
Gatta su panda, pancia all'aria, Sotto la passiflora Ancora muta. Le mani Si riempiono di carezze E fame D'elettricità. Manca poco al biancospino, Alle primule, Le fragole arrivano dalla Spagna. Le more son quasi tutte, Ma le viole invece Già vanno accordando Gli archi Sui prati umidi Delle loro sinfonie.
Non cadono
C'è un albero mentre aspetti I verdi Tra via Zanon e via Del Gelso, Un albero grande grande che non ha la faccia Di febbraio non ha Spogli i rami Ma si tiene strette Tutte le foglie, le stringe A sé Conserva coccola Difende e culla. Perché non cadono? Volontà o dimenticanza? Sotto
Domenicammina
Domenicammina E il sole spocchioso Che per quanto tu faccia Si sveglia sempre un po' prima Prima di te. La galaverna ha gettato via Tutti i suoi gioielli Sui prati E sulle porche, Sui parabrezza E sulle ultime Foglie, Edera o pino Alloro ma ancora non Biancospino.
Non è pane
Non è pane da portare in tavola, Ma sale O gramigna, O vapore, Su cui ho tracciato, Con il dito Una cattedrale E una mosca E il profilo di una galera, Che intera, Attraversa il crepuscolo E la vela, Squartato il ventre nuvoloso, Sopito il vento, Apre a viscere di pioggia Sulla siccità delle tegole Di
Il leone e la gru
Un leone nero Da un deserto giallo Ha ruggito fiamme Su sei zampe forti e senza Ali o balzi È volato via. Una gru lucente Alta metri e metri Qualche decina Cigola piano Mastica vento Col collo vuoto e pieno Di bizzarre lampadine Lei non vola poverina Lei ha zampe Di cemento.
La moneta che compra la notte
Tutte le mie poesie cominciano Con la luna, Quando c'è Quando immaginata. Anche piccole Asimmetrie di parole, Anche quelle, Sono figlie dell'unica moneta Che vale abbastanza da comprare la notte Intera. Riesco a disegnare un portone che si chiude E l'intera città alle sue spalle Sulle palpebre serrate. Le mie? Le tue? Non so mai.