Quasi poesie

Guardiamo di sottecchi il fato, L'orizzonte di case morte, Il cielo nero sprimacciato dal temporale e Steso ad asciugare  Sul cavalcavia. Da qualche parte arriverà  Diciamo.  Senza che la vediamo Senza far rumore Senza scarpe, né giunture.  Né vestiti, o paranoie, Ci costringe a unire  Le gocce avanzate al parabrezza, Trovare un senso Alle

Mi serve una foresta di mani e mongolfiere, Il sentimentale cigolio dell'umidità Si farà strada tra le pieghe scaltre delle inquietudini. Decollami! Penserò di meno Sarò felice Ascolterò le canzoni come potessero farmi crescere  Lingue e gambe. Mi sono distratto. Il caffè è così lungo che è arrivato in

Ci si sveglia tardi. Le sette e il Sole è già lontano, Lo vedi e chiami e insulti ma già lui  Non risponde più. Eppure ha dormito con te,  Ti ha fatto sudare nelle lenzuola,  Ha voluto le persiane alzate e ha bevuto Parecchio e senza ritegno Tutta

La carogna di questa notte  Si farà investire dall'alba.  Voleranno brandelli e schegge d'osso  E tenebra In ogni direzione,  Le labbra appiccicose di seme  Germoglieranno sorrisi amari  Un volume imbizzarrito  Cavalcherà le strade  Di borghi desertificati.  Sul vetro appannato ci sarà spazio  Per disegnare una cattedrale,  Una scolopendra,  Un'isola del tesoro.  Riusciremo a leggere

In quest'ora cruda, Gonfia di penombre senza braccia  E promesse senza occhi,  Bisogna fare attenzione, Stare in guardia.  Le farfalle, Quelle non abbastanza grandi Non abbastanza colorate Potrebbero vendicarsi, Punire la nostra indifferenza, Legarci i polsi con un chicchirichì,  Pizzicarci le spalle,  Mentre ancora sonnecchiamo,  Portarci via e farci svegliare  In mutande,  Mal accompagnati, In un

Oggi è la notte dei sassi ammalati. Non s'incrocia auto alcuna, Non si incrociano le braccia, i lacci delle scarpe, Le trecce e le cuffiette.  I semafori smettono di funzionare:  Gettano luci opalescenti,  Color pandemonio, zuppa o color del mare. Le lucciole incantate Imparano a ballare,  Ma sbagliano i

Si liberano di notte Quando il sole dimentica le chiavi Della prigione appese A uno spicchio di luna. Non hanno gambe, né braccia,  Solo una testa enorme,  Smisurata E un sorriso che divora  Come i corvi fan coi morti Gli occhi ai vivi. Si liberano e sfilano  In file insane Soldati allineati Senz'armi,

Metto la testa sott'acqua.  Resto giù, resto fermo,  Le onde sbattono sulle spalle. Ascolto di un identikit.  Lo ascolto più e più volte, senza riconoscere nessuno. Dice che i cuori rotti generano pioggia. Io ho la testa sott'acqua, non mi preoccupo. E potrei avere le orecchie piene

Tra i Chiari germoglia una striscia di pelle grigia e sottile.  Apre l'occhio e una pupilla  Di decine e decine di metri si imbelletta  E sazia di fuochi d'artificio e orchidee. Gli scuri si ritirano, timorosi e intimoriti.  Mettono su un confine frastagliato,  Un muro di