Geometrie alle porte del mattino
Si torna, si torna, A chiedere dove va, o dove sta, Tutto questo non dormire Tutto Questo non svegliarsi in tempo Non arrivare Non mangiare i piedi agli alberi e seminare Cuori maturi. Si torna qui A passeggiare sui viottoli di menta E lime Sulle penisole di sabbia e cenere Per avvistare
L’alba del lunedì
Guardiamo di sottecchi il fato, L'orizzonte di case morte, Il cielo nero sprimacciato dal temporale e Steso ad asciugare Sul cavalcavia. Da qualche parte arriverà Diciamo. Senza che la vediamo Senza far rumore Senza scarpe, né giunture. Né vestiti, o paranoie, Ci costringe a unire Le gocce avanzate al parabrezza, Trovare un senso Alle
Sii tu sii tu sii tu
Mi serve una foresta di mani e mongolfiere, Il sentimentale cigolio dell'umidità Si farà strada tra le pieghe scaltre delle inquietudini. Decollami! Penserò di meno Sarò felice Ascolterò le canzoni come potessero farmi crescere Lingue e gambe. Mi sono distratto. Il caffè è così lungo che è arrivato in
Culo luminoso
Ci si sveglia tardi. Le sette e il Sole è già lontano, Lo vedi e chiami e insulti ma già lui Non risponde più. Eppure ha dormito con te, Ti ha fatto sudare nelle lenzuola, Ha voluto le persiane alzate e ha bevuto Parecchio e senza ritegno Tutta
La carogna della notte
La carogna di questa notte Si farà investire dall'alba. Voleranno brandelli e schegge d'osso E tenebra In ogni direzione, Le labbra appiccicose di seme Germoglieranno sorrisi amari Un volume imbizzarrito Cavalcherà le strade Di borghi desertificati. Sul vetro appannato ci sarà spazio Per disegnare una cattedrale, Una scolopendra, Un'isola del tesoro. Riusciremo a leggere
La vendetta delle farfalle
In quest'ora cruda, Gonfia di penombre senza braccia E promesse senza occhi, Bisogna fare attenzione, Stare in guardia. Le farfalle, Quelle non abbastanza grandi Non abbastanza colorate Potrebbero vendicarsi, Punire la nostra indifferenza, Legarci i polsi con un chicchirichì, Pizzicarci le spalle, Mentre ancora sonnecchiamo, Portarci via e farci svegliare In mutande, Mal accompagnati, In un
La notte dei sassi ammalati
Oggi è la notte dei sassi ammalati. Non s'incrocia auto alcuna, Non si incrociano le braccia, i lacci delle scarpe, Le trecce e le cuffiette. I semafori smettono di funzionare: Gettano luci opalescenti, Color pandemonio, zuppa o color del mare. Le lucciole incantate Imparano a ballare, Ma sbagliano i
Il capo
Si liberano di notte Quando il sole dimentica le chiavi Della prigione appese A uno spicchio di luna. Non hanno gambe, né braccia, Solo una testa enorme, Smisurata E un sorriso che divora Come i corvi fan coi morti Gli occhi ai vivi. Si liberano e sfilano In file insane Soldati allineati Senz'armi,
Annegamenti
Metto la testa sott'acqua. Resto giù, resto fermo, Le onde sbattono sulle spalle. Ascolto di un identikit. Lo ascolto più e più volte, senza riconoscere nessuno. Dice che i cuori rotti generano pioggia. Io ho la testa sott'acqua, non mi preoccupo. E potrei avere le orecchie piene
Chiari Scuri
Tra i Chiari germoglia una striscia di pelle grigia e sottile. Apre l'occhio e una pupilla Di decine e decine di metri si imbelletta E sazia di fuochi d'artificio e orchidee. Gli scuri si ritirano, timorosi e intimoriti. Mettono su un confine frastagliato, Un muro di