Finzioni e dispositivi
Ci ricordiamoAbbiamoRabbie steriliAffastellateSolidarietà rumoroseChe sbattonoStoviglieE abitiE compassioniGonfie di muffaE indignazionePutrefattaE sono così grandiLe bolleDi SaponeChe anche ilSilenzioVeste abitiDa falsario
Portoni
Prendo e perdoTempoSui portoniResta una manigliaA spiovere dei capricciDella primavera
L'orto al sonno
Io lo soDevo aspettareChe le menti si allontaninoNei sogniCheSi spenganoUna a una fino a restarePocheE poiQualcunaE così liberareLe paroleIn un ordineChe non haFiliMa filaDa tessereE tessereDa incastrareQuando saràCosìNon farò faticaCalpesterò l'ortoAl sonnoE non lasceròTracce
Avevano ragione?
Loro avevano ragioneSi liberavanoCon mattoni di cartaE bendeE desideri piccoliCome pulciDa vendere al mercatoO da far danzareOgni giorno allo schioccareDella frustaAvevano ragione a stareFermiSenza stancarsi per aver cercatoDi andare altroveE avevano ragioneQuando dicevo che le mie cosePiù belleSono stato un
La prima vera pazzia
Un misfatto!Così hai chiamato le rondiniE così le foglie seccheI fiori del biancospinoI campaniliEri fuori di teBussaviSguainavi spade di sambucoPer difenderti dai polliniDalle sfumatureDai bottoniTi ho vista ridereCon i denti gialliDel'autunno e dellaTrasgressioneMisfattoA tua voltaUn ghigno come una feritaSul volto
Nella mia gabbia
Nella mia gabbiaColombe di filo spinatoAli che graffiano le paretiI timpaniLa parsimonia dei deboliSpezzetto la carneTolgo il tessutoMescolo con cura i vermi aiSemiNella mia gabbia c'è un gattoFatto di chiodiUnghie come cigliaChe sbattonoPorte già chiuseMastico la carneSputo il tessutoSciolgo con
Senza orecchie
Amici addormentati da oreNon sognanoVicino ai loro telefoni spentiIoMi sono accontentatoDi riempire il sedile a fiancoDi latteE waferE qualche fantasiaA cui non hoAllacciato la cinturaE cosìAnche a te che non hai orecchieHo detto qualche cosa.
Tramonti e mattoni
Le case mi osservanoSocchiudendo le persianeInfastiditeForseDall'imbrunire che si abbassaPer soffiareVia il giornoLoro sono saggeTutte più vecchieDi meMa muteE io cosìAnche per oggiSposto un mattoneChe bisbiglia le sue sciocchezze
Il bacio
Tu seiSempre un figlioCome il crepitareLo è di una fogliaAccartocciataChe parlaDalla sua tomba.Sei come un figlioO una ghirlanda tesaTra il ricordoE la voglia del poiE dell'ancòraTi riassumiNel socchiudereNella cecitàNella vibrazioneTi hanno cantato e dipinto e scuoiatoFino alle viscereSenza incontrartiMaiTi hanno
Il non detto
E' che certe volteUna parolaTi piove addossoCome un ciuffo di capelliNon tuoiE la scopri magariCelataIn un discoDi dieci anni faO nelle istruzioniPer montare i mobiliDella cucinaO sulle labbra di tua madreChe stenta a tuffarsiE pende soltanto.E allora costruisciFrasi stremateConsumate e