Quasi poesie

E' chiaroSiamo entrati in quella stanzaDove sprimacciamo le mattineE strizziamo i pomeriggiCome un succo di fruttaCanditaSiamo entrati scalziDisarmatiE sorridentiApriamo tutte le finestreMa non vorremmo uscire mai

Mi mostri la faccia sbagliataQuella con le cicatriciLe rugheE' fascinoMi diciMa io ti so liscia come le braciSotto l'acqua e la neveTi so persaIn derive sofficiE le uniche rughe che potresti mostrareSono dipinte nel miele.

Se anche una ciliegiaHa una pelle da carezzareE un peccatoSi alza presto la mattinaPer tutte le cose che ha da fareSe un rugaNon invecchiaE una rosaNon si sa da dove cominiciaAllora ciò che è diventatoOggiNon è meno selvaticoDi Ieri

Domenica mattina sputa i cerealiIn faccia al soleMasticatiMira agli occhiSoffia forteCerca di ferirloPoi si siedeSconsolataGambe a pensoloni sul lunedìUn sassolino scivola da una suolaFa clicSi perde in una pozza di acqua e terraDomenica mattina sospiraSi rialzaE non ci pensa più

Giorni in cui non mi avanza nienteRegalo tuttoVendoMinuti al tempoE rubo diottrieAi fanaliCambio la pelleCon le viscereStendo i tappetiIn golaCome inviti per i respiriIn piena notteLunaO voceDi poesiaNon resto senza.

Hai vinto un bacio?Un soffio di rasoio?Una ruga in piùSui rami che ancora faticanoA scrollarsi di dossoI germogli?Loro hanno pagatoCon due aliE quattro menzogneNoi abbiamo guardato in làChiuso il pugnoE sospirato.Nelle segrete dei nostri castelliAvevano rinchiusoSolo nuvole.

La nebbiaLa barba lungaLa mano lontanoDal volanteDall'elsaDalle bricioleLe menzogneChe danzano sui tavoliSulle sedieSulle formicheLa nebbiaLe mani sporcheLe giornate sbudellateE sanguinanti.Gli alibi volanoTutt'intornoCome pagine perdutePer sempreE per ognuno.