Quasi poesie

Di quelli come meChe delle nebbie cercanoSolo le suggestioniE delle ombre le tascheDove nascondereLe caramelleE le chiavi di casaDi quelli che pescanoParticelleE nomiE bicchieriE fotografano il buioLe cortecceLe rughe della manoDi quelli sbadatiChe graffiano gli occhialiPrima d'esser ciechi.

Avevi i piediSepolti dalle stradeE dai viottoliDalle altre vieInnesti come fugheGiungevano singhiozzi e malizieMa tuNoNon immaginaviPer non farmi immaginareNon piegaviIl capo alla buferaPer ridere dei miei inchiniAvevo timore delle ombreChe soffocavano le notti a maniNudeE il sole compliceDi un delitto

Sono giorni che cerco tascheChe mi stiano in equilibrioSugli abitiO nelle guanceCome un sorrisoO una nuova rugaLe ho cercateCome si cerca di fuggireO di vincereO di riconoscere le stelle e i loro nomiStufi quasi subitoAnche del firmamento migliore.E ho cercato

I gelsi privatiDei rami e delle ombreStanno come soldatiRughe in pugnoStremati, a difendereI campi dalla stradaChe ugualmente li trafigge.Un cartelloStradale e freddoDi tanto in tantoOrdina la ritirataMa la gola è recisaE così il tattoE l'udito.E le radiciSono il cancro della

C'era un tempoIn cui il volume era figlioLeggitimo delle canzoniDa zero ai proiettiliCon ali di farfalla.I coloriErano senza vergognaI cibiSenza tempoLa deontologiaL'encomioIl pettinarsiErano zanzareCongelateNell'acqua piovanaE non marcivanoQuel tempoE' adessoEd è sedutoIn un auto di lussoIncollato al sedile