Quasi poesie

Vedi la luna, Le sue dita adunche,I ragni sul viso e l'espressioneDoma,Con un sorriso morsoDalla fame. Vedi la luna e il suo gremboFedele,La lingua pallida che separaI torti dai vissuti,E le ciglia denseDi meraviglia,La notte china,In fronte,Le ginocchia nude e marcite.

Di una foglia hai stravolto le veneCon un soffio,Lo stesso con le rugheE l'impronta delle dita. Dei baci hai misurato il peso,L'altezza,Delle carezze la profondità. Dei sogni e della speranzaHai fatto un solo cestoGonfio da spaccare,Da lanciareIn un mare pescoso.

Indossano scarpe preoccupate,Ilari, Dai lacci bizzosi;Le hanno rubate ai fantasmi,Assieme agli occhi, E alle lenzuola.Affossano anguille e coccodrili,Per difendersi dall'ansia,Dalle occasioni,Dai venditori di danzaE di catrame.Li ammaestreranno,A forza di unghie tagliateLingue graffiate,Ciglia bruciate:Un esercito di mummie senz'occhiE senza cicogne sui tetti.

Non eri pioggia,Eri diluvio d'olio e bachelite,Fiume scrosciante e bizzosoDa nuvola a nuvola. Non eri vento,Ma aria di colla e vertigine,Profumata di cremaSolare Non eri tu,Ma la tu che eriPrima di essere te,Fata dagli occhi stanchi,Arrosssati da un fuocoChe è chiuso dentro,Ma

La fantasia,Dall'equoreo seno,Ha labbra scolpite nella faccia,Unghie disegnateCon una scheggia di mattoneSulle dita e sulle braccia. IngoiaE non sente i sapori,Gli odori,Le voci. Non ha gambe da spalancare,Non lingue per confondere. Ha sorelle più puttane,Cugine malate,Madri defunte,Figli fatti di colla e baci. Anche

Mi hai fasciato i piedi con mattoni di gomma,Dipinto gli occhi dei colori dell'estateE delle domeniche di maggio.Le unghie, le hai nutrite con sorrisi,Le labbra affamate di sbadigli.Mi hai insegnato i nomi delle strade E i cognomi delle stelle,I versi

Stavolta è per me,Perché si arriva quando hai da direE non hai a chi ed è una costruzioneTua,Una casa muta e preziosa,Dove coltivare montagne e allevarSatelliti;I silenzi uno sopra l'altroIncollati con frasi di circostanza.Risate per tetto, assenze per porte e