Quasi poesie

Hai cercato di cogliere i fioriDell'ironia con l'inganno.Schiacciavi i tasti, muovevi la testaSu e giù come le tapparelleDi una città abituata a se stessa. E contavi le rondini che ti erano finite in tascaSbriciolate dalla lavatriceE le lucciole,Un fango tiepido che

Eviti le formiche,Se puoi,E il passo, sulle grateDei parcheggi è sotterraneo:Una palpebra che chiude fuori il prestoE il tardi,Campane incinte a dilagareSui silenzi. Dove abiti?Il tuo numero?Cosa vuoi dimenticare nelle tascheDella tua premura?Quanto cosa non mentire?E se dividessimoPer due uno zeroAvremo

Abbiamo le nostre canzoni,Le nostre pizze, I gelati, gli yogurt. Le unghie, abbiamo, Mai lunghe e mai spezzate,Come se le bucce fosseroQuelle dell'uva e delle ciliege. E abbiamo tre o quattroSillabeSempre sulle labbra,Nostro regno e prigione. Siamo i guerrieriDai molti cavalli,Spade che gettano fumoSui sapori,Affilate

Si scrive per dare pesoPerché un foglio scivoliSvolazziDisegni traiettorie eDirezioni, perché diradiGli spazi per trarne distanze. Si scrive per cercare peso,Strapparlo alla carta, all'elettricità,Alle palpebre tremanti, al timone delleTenebre, al verso del gufo e delPoeta, alla fame, alla demenza,Alla reticenza del

Tartarughe arrampicate sugli alberiGrandi come pentoleA piangere dal guscio,MuteA fischiare frustando la codaE i gusci vuoti rovesciatiLetti per le piogge acide,Cope per lacrime nobili,Nebbie sottili,Stelle cadentiChe ricoprono il sottoboscoE fanno incespicare gli arcobaleni.Altre tartarughe sulle finestreImposteChiuse da un morsoChe mandano

Ama il cioccolato neroLe tette biancheRovista con le unghie sporche nello stomaco e nei polmoni.Disegna finestre chiuse sui petti,PorteSulle schiene. Ama gli occhi verdiLa carne rossaRicama guglie diroccate nelle trame dei modestiInsegue i sogni in autoCon gli sguardiLe bugie. Ama le caramelle