L’orco cieco
Le tue magie hanno le unghie, Le mie la coda de un guinzaglio. I tuoi fiori mangiano alberi, I miei i rami dei fiumi. E la tua voce E' senza seno e senza finestre, La mia una nuvola grigia A forma di mano. Ma tu non sei una
Vigilia
A chi non crede O lo fa male, O troppo; Alle canzoni e i loro campanelli, Le guance non baciate, Lo sfavillare dei tranelli
Zampe di cotone
Che le prendi da piccole, Le buonanotti: Le zampe di cotone e le dita Numerate e sveglie, sul comodino. Le prendi e le istruisci. Per camminare, scuotere, risvegliare Una virgola per addormentare un punto. E loro, bizzarre e melanconiche, Aspettano fuori E non tornano mai.
Resti senza
Le parole, strani animali di pelle Trasparente e code d'aquilone. Le parole che frullano via, L'occhio forastico, Le gambe stanche e il broncio Accennato. Ed ero girato, Voltato, Tra un brutto voto e una sala d'attesa, Tra un ascensore e un treno, Tra un paio di mutande sporche E mani anche
Letti di fumo
La bruma si è ribellata: Ha picchiato i piedi sul fiume e graffiato Il petto ai nostri figli, Con o senza nome. Sul crinale di flanella di un letto sfatto, Ha trovato riposo un sogno Di lussuria e sventura. Nella rete, Un materasso di silenzi e saliva Ha ascoltato
Conigli
Abbiamo scavato una scala Sulla schiena Delle nostre madri; Fatto scempio delle loro Fantasia; Rinchiuso le chimere In una gabbia D'inedia. Con una lama poco affilata, Abbiamo intagliato i volti grigi Dei nostri padri; Gli abbiamo lavato Via il respiro dalle scarpe, Con un regalo Che non sapevano usare E risposte date Senza ascoltare. Di entrambi abbiamo Masticato
Poco fa
Sono qui C'eri anche tu, Poco fa. C'era un bizzarro pesce Dalle ali di fango, Occhi di legno, Cuore di leone. Piaceva a tutti, Tutti a dir cose che noi Non dicemmo Né diremmo mai. E c'erano rose Fra i mattoni, Farfalle nere appese al buio Finestre con le gambe Corte e il respiro Rtagliato in
Venti burattini
C'è un vento con una faccia Strana, Canta un pezzo degli Hüsker dü, Mima le smorfie di una sirena Storpia, Conosciuta durante un uragano. E' un vento di fili sottili, Muove il destino di milioni Di foglie E quasi altrettante palpebre. Come un puparo ingordo, Ci accompagna, Chiusi nei nostri abitacoli Di numeri
Silenzi e menzogne
Oh, sì,Abbiamo liberato i pesciE le bugie.Li aspettavamo ogni seraDavanti al loro nome, Lustrando monete di vetro,Il cui muso si fondeva ai pensieri. Abbiamo liberato anche le idee,Ma sono tornate indietroCon altre ideeCon braccia più lungheE vestiti migliori,Che non sapevamo di aver
Risacche
I satelliti e i gabbiani hanno rubatoLe scarpe alle stelleCadenti.La risacca e senza bottoni:Dalle tasche sbucanoMusi spellati di animaliEstinti,Alberi scalembri vi annuncianoLe ombre.Sopra un festone danza un filoDi vento e mentre un folleInsisteUn altro si rassegna:Addomestica gli orologiA palpebre chiuse.