Quasi poesie

Confezionammo un fantoccio fradicio di carne di carta Da impiccare a ogni albero nudo, A ogni freddo palo della luce. Muovemmo i passi dei nostri libri Nelle piaghe delle loro storie. Fummo latte per ferire Il nostro cuore di pane, Risa soffocate per dare respiro Al fuoco. Cercammo coi denti Di

Di piume e pelo e pettini Sui muri a stendere una cappa d'umidità. Nella colazione Poco zucchero e poco tempo. Più della parola curiamo la battuta O il nostro riso, Che comincia prima di nuocere. Le collezioni di polveri sono trame esili, Sottili, Smagrite. Con un ago ne potremmo mutilare

Intagliammo un veliero di pietra Nel legno, Nella stiva mezza luna e un mazzo Di carte di vetro, i semi di mille e più colori. Ci convinsero a tracciare linee, Dove un tempo erano solo ombre E riflessi. Rinunciammo: Ci sentivamo mendicanti felici Sulle strade storpie e affollate Della beltà.

Ora che hai nelle tasche una briciola,  Un lucchetto, un coriandolo blu; Ora che tutto è in ombra, Che le bandiere hanno sonno e sete, E la luna è in pigiama. Ora che i frutti dell'arcobaleno sono maturi E la sabbia non si aggrappa più, Scioccamente, Al vetro

Il freddo e i fuochi Hanno liberato le scintille e vanno Riempiendo la luna, Pallida bambina capricciosa, Di presagi e brillanti. Abbiamo dato alle persone Sbagliate Troppe chiavi e ragioni, Ci hanno tolto le nuvole dalle tasche, Fatto perdere i sensi  Alle nostre canzoni Preferite. Ma siamo cresciuti: Maree bizzose a coprire Spiagge di

So molte cose, Le tengo per me. So del sapore degli occhi Quando non sono dolci; So ciò han sentito le orecchie Dei tuoi libri migliori; E cosa non dice La lingua che non parli. So molte cose, Anche alcune che non so. So dell'ombra nell'ombra, Del cuore nella gola, Delle mani

Se ti porti via il mare,  Hai le tasche di sabbia; Se lo fai chiacchierare, Non ti ascolterà; Se me lo lasci domare,  Te lo restituirò scalzo e pettinato. E se ti ricordi di me Per un giorno, Ho tra le mani Le redini di un drago, Ma se fosse

E tutta questa pioggia, Che ha fame di terra e di luna e di fanali, Che mastica le nostre imprecazioni E ci restituisce giornate di merda, Che abbelliamo con ombrelli e coperte. Questa pioggia che piega i cartelli stradali, L'erba degli argini, La voce delle eco. Non è

E' perché abbiamo questo bisogno di mettere un punto Nelle nostre frasi lunghe un anno, Ma ci scordiamo di iniziare con la maiuscola E non c'è gomma che funzioni O non funzioni del tutto. O perché mal tolleriamo i botti, Ma gli artifizi - se brillano -  Prima

E quali propositi, Se non smettere di acquistare Più libri di quanti Se ne legga; Mordersi la lingua Prima di morderla agli altri; Differenziare il tempo che gettiamo Come facciamo coi rifiuti; Rifiutarsi di raccogliere Dove non abbiamo seminato. Ma più di tutto, Di tutto questo, Ricordarsi che il meglio è