Quasi poesie

Arrivano le streghe,Ma hanno corte le sottane e non ballano più. Le rughe nascoste Dalle luci e dal belletto;Le tette a spasso sullo scodinzolare degli occhi. Gli orchi invece occhieggiano,Armati di denti candidi e gin tonic. Conservano nei portafogli,Artigli e inganni, Numerati

  E con una pioggia così Che non trova misura nel tergicristallo, Non trova pozzanghere, né le cerca, Inganna gli ombrelli, li tradisce, Disarma la polvere e il resto scurisce, Con una pioggia cosi, Che solletica le rose E diverte le bisce, Non resta che dare spazio alla calma, Al

C'è qualcuno di chiaro,  Soffiato fuori,  Come l'ultimo lunghissimo sospiro del buio.  Non si distingue mai con certezza  Il nome - se Alba, se Aurora - per la fretta,  Lo slancio  O forse soltanto una fresca timidezza.  Certo è, s'appoggia alla porta,  Guarda sorride e va,  E pochi la

C'è una luna che ti rotola negli occhi Agita le sponde Le braccia Le pieghe della memoria,  Che calme non eran state mai.    C'è una luna Una sola Che bussa forte Con le chiavi in mano.   Che scuote Scoperchia  Dirama.   C'è L'ho vista E' qui fuori adesso.   Si nasconde dietro i vetri Le coperte Le porte

Vicino al fruscio dell'asfalto Nei canali si agita il caffelatte Della mia colazione. Le foglie biscotti Che non si sciolgono, Ma non ritrovo più. Sulla mensola delle zucche vuote Ce n'è sempre almeno una Che ti ha tradito Euna che vorresti Essere tu.

Lunedì. Il mais sfrigola di elettricità. La pioggia aggrappata sopra Penzoloni Raccoglie le ginocchia e ghigna. Lunedì. Unisci i puntini sul parabrezza. Vorresti una fata Un gatto Un demone, Ma vedi solo triangoli.

Dimenticai una fiaba nel cruscotto:C'era un drago, un giullare, l'acqua che balla,C'era un castello, uno specchio, un vecchio disco dei Pink Floyd,  Che non ho capito mai;C'era un orecchino, un bacio che hai cucito al mio ritorno;C'era una giravolta, una capriola,

Le parole fragili Hanno il cuore caldo, messo lì sull'ultima Sillaba, bramoso di farsi soffocare Da un bacio o un sospiro o un singhiozzo Di gioia marcita. Le puliamo nei pensieri: Pistole profumate d'olio E giustizia. Ci svegliamo irosi, le afferriamo Dalla scarpiera e dalla madia, Ce le mettiamo sotto la

Le api e le falene  Della tua gonna ti hanno volato via;  Trascinata,  Per mano un capriccio  Di tempo e denaro e sorriso;  Un'aria soffiata,  Via e fuori,  Dal corno e dal fagotto.  Meriti un abito  Di porcellana,  Un'arma di carta o fango,  Un sonno tenue,  Dipinto appena,  A matita, sulle pareti  Della tua

Tu che inchiodi Le foglie agli alberi e i quadri Ai panorami. Tu con garbo, preziosa,  A fare di vanità menzogna per difenderti Da tramonti precoci e vetri appannati. Ti dimentichi spesso il cuore  In auto Assieme alle chiavi di casa e a una bottiglia Di plastica  Vuota E un'arma che