Chiappe giovani
E tu cosa guardi?Cosa speri?Cosa disegni, Unendo i nei spruzzati a caso, Sulle schiene pallide delle tue giornate? Scuoti il capo, A dirotto, In queste città che costruiscono Universi Attorno a un caffè, A un prosecco, Alla prossima cosa bella che verrà A bussare in faccia alle stronzate. Cosa guardi
Letture
Leggo il mio passato nelle unghie, Tagliate e volate vie nell'erba del giardino, Le righe sono chiare Ma in lingue che ho parlato poco Studiato mai E conosco solo attraverso le bocche Altrui. Leggo nei giochi del cane e del gatto E nei fruscii del nylon Sopra le uova
Blackout
L'elettricità si è mangiata la corrente E non la rende più. Al buio, cavo dalla tasca il tatto, Dai cassetti briciole di candela. Il loro muso cisposo Liquefà, sopra sogni e gocciar di quiete.
Di virtù
Questi occhi rossi d'automobile Danzano davanti ai miei; Hanno mani E piedi E casa E direzione. Mi chiedo quanti altri così, E se sia ricchezza o limite. Mi risponde questo buio acceso Che rimbomba negli specchietti. Salvo parole regalandole, E così Come un giorno si può infilare In una sola frase, Faccio di
Bisonti appisolati
L'alba si è scostata dai finestrini, Forastica, Colta di sorpresa come un fiore selvatico. Nei nostri calici abbandonati Galleggiano mani e seni, Sogni addormentati, Cuori in ginocchio, Deduzioni che hanno perso Le chiavi di casa nella borsa della spesa. Le balle di fieno Paiono bisonti appisolati: Di più, La nostra acerba fantasia, Non
Muratori
Volevamo fare i marinai, gli esploratori, Gli scrittori, I medici; Volevamo prendere sottobraccio la vita, Avere pensieri attenti E rigogliosi, piuttosto che ombre, o sfumature. Invece siamo muratori. Costruiamo, Non facciamo altro, E costruiamo da mattina a sera, E di notte, E persino - se non di più - di domenica E nei
Uno di quelli
Oggi sono uno di quelli, Uno di quelli con più tasche, Che mani, E con più fame che sazietà. Uno che viene dal sacco [di corda e carta e vesti In cui conservano quelli che hanno Da dire Ma non l'han detto ancora. Che si sono litigati le
Passa Ferragosto
Passa Ferragosto, Col chiasso incollato ai piedi Nudi, La faccia sporca di gelato e un sorriso Triste, Di chi ha già dato tutto il meglio, Per quest'anno O questa vita. Lui passa Ormai non suda più, Non spalanca le finestre; Tiene in mano Una manciata di bottoni, Alcuni scuciti, Scompagnati, Altri nuovi, da attaccare.
Soffiati via
Non siamo stati attenti, Non abbiamo ricordato, né portato con noi L'occorrente. Ci siamo sentiti a disagio, imbarazzati, miseri. Siamo stati quelli in disparte, cone le mani sperdute a cercare Una posizione, una preghiera che non sia Nelle tasche. Abbiamo ammazzato senza pietà Sbadigli, puzze, starnuti. Seppellito i loro
Palmi spaziosi
Non ho dormito Non lo faccio mai Non lo fai nemmeno tu. Ci troviamo per questo Nei palmi spaziosi dell'inquietudine A camminare in tondo Con una mano in tasca. L'altra Dimenticata a casa, Vicino al portafrutta.