Quasi poesie

C'è questa lunaChe pare avere bracciaE una farfallaDi fumoChe le infila le ali negli occhiRubando il posto alle palpebre. E c'è questa luna.Con una borsa vuotaE bucata,Che non sappiamo se porgeO chiede. Perché c'è questa lunaCon le maniche rimboccateE la bocca cucita,Che

A noi che eravamo di quelliCon gli orecchi al posto degliOcchi,Ché i cartoni animati dovevanoFar paura,E che ci piaceva persino Zooropa,Tutto il disco. Di quelli che facevano i compiti,Si perdevano in cittàE perdevano l'autobus,Avevano paura dei grandi,Ma mai di stareSoliO mal

E si va.Veloci.Con i piedi e i denti e le dita e le parole.Capaci di far galleggiare i sassi,I passi,Le scuse,Le scadenze. Complimenti! Piovuti tutti dalle parti sbagliate.Quelle dove si dimenticano di dormire,Di piangere,Di salutare. E noi sbiaditi dalla velocità,Sfocati. Che neanche i

Le case raschiano la golaCol soffio del caffè. Sputano soldati spettinati,Infermiere e cortigianeDagli occhi gonfiE il passo nervoso. Marciano al ritmo delle persiane,Delle cerniere,Del ticchettio delle unghieSui bottoni e le tazzine. L'inno sfugge alle radio,Sporco,Annoiato. Sul vessillo,Un segno zodiacaleSubito dimenticato.

La mediocrità ha cavalli velociE mantelli trasparenti. Me ne accorgo non tardi,Non dopo molto che è fuggitaLa mezzanotte,Col suo cesto di mele e zanzare. Allora dipingo un mappamondoIn faccia alla luna,Semino tempo,Raccolgo premura. Rincorro quei cavalli,Mentre altri cuscini,Sottomano,Dormono già

Metà di teHa un fiore nei capelliUmido dall'alba. Metà di meAnnoda i fulmini alla codaDelle chimere Metà di te sfuggeAlla gravitàUn'altra metà confezionaRagnatele di mielePer mosche di zucchero. Metà di me guardaUn'altra metà che le accarezzaE dove finisce la manoComincia Una prigione vuota