Quasi poesie

Quando arrivi tuCrollano i campaniliE le prigioni; Le chiocciole spranganoLe finestre,Le lumache cercanoCasa.I cartelli stradali,Intimiditi,Nascondono nelle tascheIl proprio segnale;Le strisce pedonali si dileguanoPer i campi.E le sireneBlu,Stufe della loro lampeggianteNenia,E di non avere gambeDa aprire,Corrono impazzite sulle braccia,A bere l'acqua dai

Il fiume ruba le facceSpecchiate;Restituisce le espressioniSeccate,E quando il cieloAvrà pupille fatte di arlecchini,AlloraVerrò a prenderti,Ti mostrerò come staccare le ombreDalle mani,Costruiremo un fioreDi rugiada e terra,Fingeremo di ballare,Nascosti dalle nuvole.

Arrivano le luciA impiccarsi sugli alberiE sulle terrazze;Inchiodate alle porteA sanguinareA intervalli regolari.Arrivano come serpenti,Senza capo né coda,Sbucati dal letargoMutoDelle scatole di cartone.Arrivano e si arrampicanoSui campaniliPer guardarsi negli occhi,Ammiccando,Da paese a paese.

Ti ho cercataNel ricordoE avevi i pantaloni stretti,I capelli più lunghi,Un arcobaleno per collanaE per occhi scheggeDi uno specchio. Ti ho cercataIn segretoDisegnata con un gessoSulle notti ingorde,Che avevano divorato la luna. E nel ricordo,Ti ho lasciata fareE mi ha lasciato fareEd

Le nostre mattineHanno per occhi un semaforo:Verdi spalancati,Gialli accigliatiE rossi stretti a fessura,Bruciati dal vento.Per mani,Agitano i giornali,Per dita,Stringono l'odore del caffè.Le mie mattine ridonoSenza dentiE parlano con un ditoSui parabrezza appannati.Le mie mattine sono tutte morte,Ma simpaticheE cagacazzi.

Abbiamo disegnato un mareCon la gonnaE le dita nel naso,Che lo fanno assomigliareA una divinitàCon un ragnoPancia all'ariaCucito in faccia,Che nessuno ha il coraggioDi pregare. Abbiamo disegnato un cieloCon la codaE le mani in mano,Che sembrano fiori In un vaso,A lungo curati,con

E' arrivato il freddo,L'hanno detto ieriAlla TV,Che avrebbe avuto la faccia crudaDi una radiografia.L'hanno detto ieri,Che sarà come un picchio grigioChe ci bucherà i giubbottiE forse verràAnche la neve,Se ha tempoE riesce a liberarsi.Verrà a farci direperòuffaooohe altre banalità.Ma noi

Vieni con me a piantareI gomiti nelle costole,Delle fantasie che non ci sono concesse.Avremo la fame del fiumeE le gambe lunghissimeDi una prigione distrutta,Pronte a scalciare l'aria,Perché si muova,E ci raggiunga.

E s'imbarcano per rotteDisegnate sugli occhiali,Partecipano agli eventiE la faccia sbatte chiaraContre le facciate. Dimentichi di me dimentico di loroInsistonoPer provocare la mia interruzioneDi latitanza,Ma non avranno mai parlatoDel cuore come fosseUna città. E allora stiano lì,A condividere,E mi lascino sprecareLe notti A

Incespichi. Una suola che sbatteE la maglia strappataSul cuore. Chiudi le porteCome se aprissi finestreE tieni un dragoCon gli occhiali rottiIn tasca. Ridi. E mi resta spazioSolo per disegnarti,SfiorartiUn seno. Poi,Voli via.