Quasi poesie

Ti immagino che dormi,Le righe di un libroDanno colore al primo sonno,L'ombra del mentoDisegna una carezza sulla spalla,Che ha scalciato e spintoPer scacciare la sottoveste.Ti immagino che dormi,La mano piegataCome una farfalla,A cui respiri sulle ali,Il buio che scosta il

Dal seme cattivoHai plasmato le fantasieE le risate.Hai piovutoGrandinatoLegato le serpi ai polsiPer correre più veloce.I rami si sono chinatiPer deporre le cicaleGià morteE scricchiolanti.L'uraganoInciampando nei tergicristalliPiangeE vorrebbe tornare nella mia tasca.Ma tu hai tuonatoScheggiato le stelleCrepato i volti dei

Questo velo di foschiaE il frusto cinguettare dei passeriNon basterannoA difenderci dal caldoE dagli egoisti.Arriveranno picchiandoI pugniLa seteLe libertà.Succhieranno il cuoreAlla pazienzaLe palle all'invidiaGli occhi al buon senso.L'inverno arriveràPensiamoMa non ne siamoDel tutto sicuri.

Poche cose ho amatoCosìTi dissiIl mareLe paroleI suoniIl mio respiroNascondesti Il disappuntoPerché l'amore umano non haLe gambeE non èUna cicatrice.Poche coseE poco chiareCertoHai detto.Ma come dimenticareChe siamo fattiCosì?

Da quando le paroleSi son fatte così sottiliE grazioseLe ritrovi inatteseChe ti gonfiano le mani,Che si fanno carezzare. E la dimenticanzaAuspicata,La rabbia sedata,La tristezza rigidaNel suo vestito da seraStaranno in piediFuori dalla portaA costruire guerrieri di cenereChe il vento soffierà.

Hai rubato gli zeriAl cuoreNe hai fatto povertàTedioRoccia umida di fastidio.Hai prestato le ditaAlle maniGli occhiAlle cigliaI passiAi piedi.ImperaviTremanteLama sottile per affettareL'ariaCon una nota sconosciuta.Ti piaceva,SuonareMa eri tuLo strumento.

La mattina ci ha aspettatoE adesso scaldaSenza fare complimenti.Del resto noiScalzi e spettinatiOcchi sporchi e labbra seccheNon ce li meritiamo affatto.Così ci resta l'acquaIl sonnoE un buongiornoPer mescolarli alla giornata.