Quasi poesie

La luna ciccionaHa mangiato i boschiE le zanzare e oraDigerisce pianoLe stelle,Le finestre,Le nostre occhiate.La luna cicciona diceDi essere una cavitàNel buio che non vuoleFarsi violentareLa luna cicciona scoppiaE imbrattaI sogniE le ciglia e le mattineSono tutte cantineDa ripulire

Questo grigio che promanaDall'asfalto e mi si attaccaAi vestitiAlla facciaAgli aggettivi.Graffia le camice dall'interno Spende tutto ciò che non haPer averloE inventa il motoE lo perpetuaE dipana le budellaAi coloriToglie la fameSputa nella pioggiaSi lava nel velenoDelle sue occhiate resta

Contano sulle ditaI fiori necessariPer una tortaUna prigioneUna primaveraLi mangeranno le bisceE gli sciacalliPrima che faccia giornoCarezzano le guancePaffute e grigeDelle giornate piovose.Stendono ad asciugare i piediE il pettoAppiccicosoE le unghie sbeccateLe stradeAllungateMa non bastaPrima di giornoAvranno mangiato i pesciE

La guardiana tendeLa mano scuraE la pazienza stremataSi fa da parte eSorrideMostrando rughe e voraginiLa guardiana non haVeli sulla linguaO tempo da non perdereE gli spiriti di morteGli sono vicini e lietiE tante sono le volteE gli occhi attraverso Cui

Hanno messo fiori freschiSulle tombe vecchieGli amiciSono stati rapitiDa lavori mal pagatiDa famiglieChe non hannoVolutoNè vorrebberoMai piùE io tento di nuovoDi mettere ai piediQualcosa che non assomigliA un paio di scarpeMa a un qualcosa  da lasciareNegli occhi di chi leggeE