Quasi poesie

Si ferma di scattoE il seno traballa come un castello di carteHa le mani in tasca ma è nudaE quando si voltaL'uragano pettina i faggi e fischiaIn faccia ai dadiMa non facciamo in tempoNon l'abbiamo mai fattoA scartare i doni

Siete stati storditiPiegati, battuti, sconfitti.Avete avuto sete e vanitàFama e cognizioni. Vi siete indignatiDi fronte ai muriAlle farfalle, ai solchiNella terra.Avete voltato le spallePrima che il fiatoDelle tombeVi potesse risucchiareMa non era il vostro tempoE quello che vi era stato

Sei di quelleChe l'unico crimineNella propria notteE' la luna pienaE se un'altalena sta al mareDiciCome la voce alle paroleE l'alba tende a sparireCome un dente conficcatoNella carneCosa restaA te che non hai specchiPer guardarti gli occhi

Scegli una scheggiaUna solaQuel che resta di una finestraUna scorribandaUna fortuna sfiorata.Ora facci una casaUn castelloUn granello di polvere senza porteFacci un'onda inselvatichitaDal VentoUn quadroUn ramo disegnatoTroppo drittoDa non sembrare piùDello stesso albero.