Quasi poesie

Intoniamo note che abbiamo rubatoAgli strumentiChe non ci sono serviti.Godiamo dell'ammirazioneDei consigli ben datiDell'auto nuova.Vorremmo essere più magriAvere coloriDa sapere chiudere in valigia;Alberi per caseE fragole per dessert.Abbiamo bicchieri vuotiReti strappateDestini da ingannareA forza di bugie.

Le porte del tuo palazzoErano d'acquaLe finestre non stavano mai da soleI muri si preoccupavanoRughe e lacrime d'umiditàA declinare l'invito del tempoErano chiuseLe porte del tuo palazzoE i pesci neri guizzavano sugli stipitiA diramare anelliChe non riuscivano a sposareNemmeno i

Hai staccato il muroCoi dentiMattoneDopo mattone.Li hai sbriciolatiNe hai fatto tanaE polvere.Hai tolto il risoAlle finestre,Lo stuporeAlle porte,La pelle ai muriDopo averne permessoI tatuaggi.

Mi hai guardato con gli occhiSfalsatiUrlanti di rugheChe mi hanno graffiato e preso.Ti immaginavo ciòChe mi anneriva le maniDi more e cortecciaAi tempi in cui le troteGuizzavanoCuriose nei canaliDi scolo dei campi di grano.Io ti preferisco ai proverbiAi cerchiAlle opinioni.Adesso

 Che il mare descrittoAlza la sottana e zampetta Fino all'altra spondaE' un sogno obliato.Quello pensatoHa fatto le valigieChiudendole con un calzinoAnnodato.Il mioQuello nuotatoE parlatoE camminato,Mi scrive lettere di profumoDai quadri e dai pensieri.