Quasi poesie

Dove sono tutti?Quali ore hanno scelto?Dove hanno parcheggiato le ciglia? NoiPochissimi,Con le braccia aperte Ad ammaestrare un dirupo,E i culiVergini per dispetto. Noi che alle paroleAbbiamo sempre chiesto troppo:Tasche, profumi,Antidoti e chiavi inglesi. Ma a quest'ora, le porteChe sbadigliano,Di domande non ne hannoPiù.

Ho messo i piedi dentroUna bella canzone,La malattiaDell'infatuazione,Il virus del volume,Il contagio della superbia. Ho masticato,Sputato,Leccato fantasmi,Come dolciO chiacchiereO chiodiO semi. L'atto primigenio èL'ilarità.Il resto è ecoRiflussoE nulla più.

Se tutta la bellezzaÈ sprofondataIn una lepre,nella luce,Di cui ho visto solo il sedere;O nello schioccoDel petalo, rannicchiato,Del primo papavero,Sul dorso della mano,E se mai veloÈ stata vela,Come rinnegareLo stuporeDello scoprirsi ancoraNell’Universo dei liberi?Come non fare della linguaSpadaE degli occhi

Contempla ancora le rose,Seminate sugli occhi morti del tempo,La terra l'han portata le lucciole,La pioggia è venuta camminandoDal mare più vicino. Contempla la nebbia,Chiara e stellare,Carezza sulle guance calde del respiro,Fame abbandonata,Sole sulle ferite. Ora soffia fuori il ventoChe hai rubato alla

Ci perdiamo dentro quei giorni,Bambini capricciosi in fila nel bosco,In cui gli orologiSembrano mettere le gambe,E saltare a piedi unitiSulla gola dei sorrisi. E perduti,Bambini scalzi nell'acqua ora troppo fredda,Ricamiamo i minutiIn faccia alle ore,Ma non sappiamo cucire,Nè piangere.