Ammaestrare un dirupo
Dove sono tutti?Quali ore hanno scelto?Dove hanno parcheggiato le ciglia? NoiPochissimi,Con le braccia aperte Ad ammaestrare un dirupo,E i culiVergini per dispetto. Noi che alle paroleAbbiamo sempre chiesto troppo:Tasche, profumi,Antidoti e chiavi inglesi. Ma a quest'ora, le porteChe sbadigliano,Di domande non ne hannoPiù.
Ilarità
Ho messo i piedi dentroUna bella canzone,La malattiaDell'infatuazione,Il virus del volume,Il contagio della superbia. Ho masticato,Sputato,Leccato fantasmi,Come dolciO chiacchiereO chiodiO semi. L'atto primigenio èL'ilarità.Il resto è ecoRiflussoE nulla più.
Puntine
Siamo ladri di sale,Occhi sporchi di sogni,Immuni alla cecitàCon un cuore a strisce pedonali.Siamo figli e testimoni,Spade e puntineDa disegno,Anche se per disegnareNon le abbiamo usate mai.
Nuvole in una goccia
Sulle facce,Una goccia,Come un tramonto di zucchero,Si arrampica e rifletteLe nuvole stateE che verranno.
Donzella luna
E c'è una lunaChe apre la facciaCome fosse una vecchia canzoneDei Cure: Una nuvola di passaggio, La frangia che il vento scuote;I grilli,Trecce che sfiorano i prati.
La guerra annegata
Se tutta la bellezzaÈ sprofondataIn una lepre,nella luce,Di cui ho visto solo il sedere;O nello schioccoDel petalo, rannicchiato,Del primo papavero,Sul dorso della mano,E se mai veloÈ stata vela,Come rinnegareLo stuporeDello scoprirsi ancoraNell’Universo dei liberi?Come non fare della linguaSpadaE degli occhi
Disarmata, eterna
Tu che segni di cicatriciIl vento,Che fai di un nodoMelodiaE di campana scia. Tu che sai seppellireIl profumo,Che porti al guinzaglioLe carezzeE negli occhi i passiDi danzaDi una fantasiaSfrontata. Tu, disarmata,Eterna,Madre mia.
Le guance calde del respiro
Contempla ancora le rose,Seminate sugli occhi morti del tempo,La terra l'han portata le lucciole,La pioggia è venuta camminandoDal mare più vicino. Contempla la nebbia,Chiara e stellare,Carezza sulle guance calde del respiro,Fame abbandonata,Sole sulle ferite. Ora soffia fuori il ventoChe hai rubato alla
Ché alle tempeste
Una grondaia, le sopracciglia appesantite dal riverbero,E le paroleCome strisce pedonali, Tremanti sullo specchioD'acqua. Sono io quello che incendiaLa polvere,E lascio a teIl fumo e le brezze,Ché alle tempesteCi penseremo poi
In faccia alle ore
Ci perdiamo dentro quei giorni,Bambini capricciosi in fila nel bosco,In cui gli orologiSembrano mettere le gambe,E saltare a piedi unitiSulla gola dei sorrisi. E perduti,Bambini scalzi nell'acqua ora troppo fredda,Ricamiamo i minutiIn faccia alle ore,Ma non sappiamo cucire,Nè piangere.