Quasi poesie

Svegli, In uno o nell'altro, Angolo di letto, A dire che non fa differenza, Che non è una moneta Uscita dalle nostre tasche. I vestiti vuoti Si aggrappano ostinati Alla sedia: Vicino, Un bicchiere sporco e fogli Di creta bianca,  Impolverati. Li sfioriamo Per prendere il cellulare, Gli occhiali, Un libro con sempre meno pagine Bianche, Che non

Non piove più. I rami mordono il cielo buio Sulle ciglia folte di strade sbagliate. I fari alti, una vecchia canzone dei Placebo, La ghiaia gentile sotto i parafanghi e un mucchietto Di baci, nascosto, A gonfiare le guance. Non piove e le nuvole non badano Più a

Siamo mantelli, Grigi o marroni, Fuori stagione, Piegati dai venti O dai tradimenti. Stremati da ciò Che non è venuto Bene, Da ciò Che abbiamo cresciuto Ed è tornato Via. Desueti, Superficiali, Fuori moda Siamo cappelli Senza testa Agganciati ai mattoni Sporgenti Di un muro che bestemmiamo, Convinti tuttavia, Di non averlo costruito Noi.

Mi resti sulle dita, Spegni le mani, Sei una dozzina di riflessi In un centinaio di riflessioni, Di zucchero e di veleno. Mi diradi, Soffi via, Respiri dentro, Sfuggi accanto. Difendi le nuvole dai temporali, La nebbia dai fanali, Il fuoco dalla cenere. Sei una rima tra due silenzi, Un chiasso infinito, Nella pace

Ci sono i pesci Sulle schiene, Fra le righe, Sui giornali. I pesci linguacciuti, Che nuotano in aria Lontano da cimiteri e ospedali, Da mani a coppa sgocciolanti fantasia, Eleganza, sorrisi muti. Ci sono i pesci nelle mie pentole, Sventrati, Le code lunghe a riempire le stanze, Gli occhi gioielli, Gemelli, Uno di lato

I finali riposano nel sangue  E nelle ossa, Dormono per anni: Il muso nero, marcio, Un ghigno sugli artigli, Tre passi prima del risveglio. Ma noi non barcolliamo, Non badiamo alle marionette, Non ai cuscini Seminati per le strade: Siamo un trillo perenne, Ineducato, Giocondo, Imperituro, Nonostante l'inferiorità, La soggezione, Il limite che tende a un

 I gatti baciano la primavera, Di notte, Sulle ciglia scure dei fossi, Le lingue ruvide intrecciate, Le vibrisse a graffiare il buio, Disegnando fiori di pesco E da voliera. Hanno unghie, Vite, Code, Illusioni; La beltà delle magnolie non li spaventa, E nemmeno la Luna, Inarrivabile, Ne sfiora i crucci

C'è una principessa  Disegnata sul muro crepato Di una casa lontana Dalla città. C'è una gorgone con ragnatele Per ciglia Nella stanza, di fianco, Una sirena nell'acquaio, Una fata morta in una pentola sporca E graffiata. E' casa mia, Ma sembra la tua. E c'è una strega dal viso di cane, Plasmata nella

Nel tuo mazzo, Le rose del diavolo  Si avvinghiano alle viole Del pensiero: Una melodia angusta, Discronica,  Di un veleno dolce e corposo, Che ha spalmata sul cuore tutto, Con una lama affilatissima. E ancora crochi e mughetti, Odorosi e sprezzanti Come un guerriero disarmato, Ti hanno circondato per parlarti Di me, Farti piangere, Scoprire,  Darti

E' venuto Grigio,  Oggi, Con la lingua di fumo a grattare i tacchi, Le goccioline sul labbro A rincorrersi, Disegnando ragnatele, Teorie d'asfalto, Volti di cenere. Grigio e il suo muso di cane. La voce di corvo, Le scarpe traboccanti di benzina E caffè, La televisione in equilibrio Sulle spalle, Aggrappata ai lunghi, Secchi, Sottilissimi Capelli grigi.