Natale
Di tutte queste luci, Queste scintille cave e solerti, Che ammalano gli alberi, Ammaliano le porte e le ringhiere, Fanno del buio bandiera e del fiele Disagio. Di tutte queste comete, Lucertole inquiete, Che hanno perso la coda, La sete, Il nome e la via. E di tutte queste facce di
Stelle per bottoni
Come pensare i bottoni, Che sono le stelle, Vibranti e golosi, A vestire il buio E incollare la notte al cielo; E immaginarli, Senza vederli, Dal letto o dalla parsimonia. Così Invecchiamo da svegli, Imperterriti, Scontrosi, Senza piana e senza bagaglio, Ché il peso è tutto nelle rughe, Nelle tazzine sbreccate, Nelle fertili promesse
Vieni
Tu, vieni qui, dài A far capriole nel mio Turbamento Nuvola di mani e pelle Gettata come un dado Tra le bizze di un cielo goffo Gonfio d'imbrunire. Vieni qui, quieta e china, Pace furibonda Delle prigioni e delle viscere, Tu come noi, Più schiva e tesa, Di ogni accennato Sorriso
Tu la conosci la pioggia, vero?
Tu la conosci la pioggia, vero? Ti ho vista, mentre le guardavi il culo, che rincorreva il frusciare Di una bicicletta; Avevi contato tutte le gocce, Scardinato le porte delle prigioni Attorno alle pozzanghere, Guardato l'asfalto Mentre si riempiva di specchi, Per rubare la modestia ai crepuscoli
Case, paesi
Avranno volti corrosi, ammuffiti; Occhi scrostati, cigolanti; La voce nascosta da una maniglia E cammineranno sulle gambe delle sedie, Cercando la carezza ombrosa delle fronde. Il tepore dei muri Si perderà in chiacchiere da nulla Con l'autunno E i suoi piccoli becchi E il fumo dei suoi
Rotte
Fallimmo, Nel circumnavigare il cuore Delle tenebre e dei leoni. Imbarcammo valigie troppo anguste, per la fantasia, Fummo costretti a usare secchi, Pentole, Bicchieri, Pativamo la fame e la sete, Non avevamo di che liberare la stiva, Dai topi e le sirene, Troie bugiarde e suscettibili, Latravano impunite. Così navigammo a vista, La bussola
Musi
Ti penso scrivendoti, Come brezza che verga la rena, Con sottili, Sconfinate, Innocue serpi E bastioni issati Da un pettine o una zampa Di pellicano; Come la vena, Che strema la foglia, Nella piega che arraffa La melanconia di novembre. E scrivendo ti temo Tu che a difesa del sacro Hai
Accompagnare i marciapiedi
C'è più pioggia che bugia, In questa sera travestita d'autunno, Giunta a piedi e stesasi Quasi subito, Davanti al viso caldo del nostro focolare; Non badiamo al suo scrosciare, Non badiamo ai fiumi minuscoli Che portano le foglie ad accompagnare i marciapiedi; Ciò che non ci fugge tuttavia
Motivi autunnali
Aspettavamo l'uragano, Vermiglio e ocra e turchese, Tra sterno e sterno, Senza assaporare le pietanze del tempo E della ragione. Ingoiati, Come fiumi sussurrati, I miracoli della galaverna e dell'imbrunire, Ridevamo delle ombre, Applaudite e poi obliate, Nella loro scimmiesca posa. E rinchiudevamo Con bottoni e occhiate E unghie e cuscini, I cuccioli rubati
Piove novembre
C'è un vento caldissimo e una pioggia, Che pare un teppista furioso; I campi inzuppati si liberano delle rughe, Le grondaie gridano i loro starnuti, Ma hanno scordato i sonetti; Le foglie preparano quasi tutte una valigia, Le fronde tolgono dalle tasche gli inchini; L'asfalto ha una