“Della donna aracnide” di Luigi Musolino****

“Della donna aracnide” di Luigi Musolino****

Ho sempre apprezzato la costanza di Gigi nello scrivere. Un’idea di fondo, una costruzione della storia e poi lo sviluppo, semplice, lineare, nascondendo quello che va nascosto e raccontandolo in modo che non serva fare “Ooohh” ma basti fare “Cazz!” ed essere soddisfatti. Non posso dire di aver letto tutto, del Musolino malefico, ma precchie cose sì. Adesso mi ascolto Inferno dei Boards of Canada e sistemo anche questo, che andrà nel mio scaffale Musolino. Fammi fare la lista coi link, dovrebbe essere facile. A voi non frega un cazzo, è solo per me e per dirvi con una certa coscienza quello che vi devo dire subito.

Dunque la lista musolinica è:

Questo qua, da poco, che parla di occhi.

Quest’altro, che sono dei bei racconti.

Questo, che è un romanzo molto, ma molto ben riuscito.

Questo e questo, che sono i due volumi di racconti di quando avevamo le stesse idee.

E poi queste cose qua, vecchie, e anche queste, addirittura in epub.

E questi racconti storici, che ha poi ripreso in parte.

E se andiamo indietro al 2011 questo e questo, di quando facevamo gli ebook.

Quindi pure le interviste falliche con persone folli, mi esce. (Ne facevo di cazzate, cazzo)

Insomma… ora che ho fatto mente locale (Ma poi, che cazzo di espressione è mente locale, tipo che hai in testa il caos di un locale? Vabbè, andiamo avanti) posso dirvi che questo “Della donna aracnide“, breve romanzo horrorhorror di Luigi Musolino, edito per i tipi di Zona42 tipo un paio d’anni fa, è buono, maledettamente buono.

Credo siano passati un paio di mesi da quando l’ho letto. Tipo in una giornata di Tagliamento, una di maggio, rarissima, in cui sono riuscito a staccarmi dalla fomo e dalla mia testa piena di sensi di colpa. Bicicletta e sole, e leggere. Ed è un gran complimento se un libro, anche se di meno di 200 pagine (188 e piccole) riesce a farsi leggere da me in una giornata.

Vi racconto qualcosa, tanto per. Anche perché ho scritto le righe là sopra oramai mercoledì scorso e poi è arrivata serena a prendere dei libri e mi sono interrotto e non sono riuscito più ad andare avanti. Ma stanotte sì, anche perché devo fare, e sto facendo, due cose. Du cose di vampiro. La prima è una playlist, che ho chiamato Vampiro playlist, che siccome nel week end passa da me e rompe sempre il cazzo con la musica da mettere in auto tanto vale avere una playlist pronta. Sto già a due ore. Ma tutta roba vecchia, dai queens ai soad a layne e chris e insomma… quella roba li. Ora son passato da marylin e dave, sto skippando kurt (a parte Frances will have their revenge… quella deve starci) e andrò a cose più giovani.

La seconda cosa è che gli devo riempire il frigo di vini e altro che ho comprato oggi e per riempirlo devo vuotarlo dalla mie cose, tipo la ginger beer e la vodka e per moscow e la cacha per le caipi. Oggi vuoto mosca, dopo domani le caipi, a meno che on vada a vedere paolo nori. Tutto questo per dirvi che finiro questo post. E poi magari ne comincio un altro. Ma intanto vediamo di questo libro.

Un horror classico e rotondo, che se amate il mondo dei baracconi e delle giostre con i suoi misteriosi freak e le storie di sapore kinghiano è imperdibile. Per le atmosfere, gigi vince facile. Vince facile perché se sei di provincia, quel mondo di quando la fiera arriva in paese, con le sue bancarelle, le giostre e le stranezze, la sai descrivere bene. Tipo che ne so, la calcinculo, il punchingball, la baracca dei dolciumi con le mandorle calde… ci si potrebbe scrivere un libro sopra su ognuno. Poi non capita sempre che ci sia, tra le attrazioni, un freak. Tipo la donna ragno, per esempio. Ecco. Si comincia da qui. Due bambini, atmosfere di provincia, le giostre che arrivano e Serafina, la donna ragno o qualcosa di simile da scoprire.

E già lo sapete come va… non serve che vi dica altro. Uno dei due fratellini svanisce e la sorella sa, ha visto, quello che non era umano e non era possibile. Ma lo ha visto. E allora, nella vita, come in tutte le vite, si può fare due cose, contro i misteri. Si ignorano e si va avanti, oppure ci si sprofonda, passando dal credere all’agire, a costo di dedicare la vita al nulla.

E qui, la nostra Martina, decide per la seconda. Decide di non mollare a Serafina il suo fratellino. Anche se è follia, anche se è assurdo. Anche se Serafina, la donna aracnide, è qualcosa che non è di questo mondo.

Non è tanto un’avventura, nel senso di eroe che sfida i il male con le sue prove eccetera. Ma c’è un eroe e c’è il male. E sono mescolati in un horror di formazione, se vogliamo dirla così. E secondo me, un po’ di lansadale con i suoi freaks e molto king con It, dentro c’è. Conscio o non conscio. Ed è un gran bene.

Con una scrittura piuttosto matura, semplice, diretta, adatta a quello che ci sta raccontando, si arriva alla fine rapidi, ma non con quell’idea di suspence o che. E‘ una discesa, la lettura. Si scende nell’abietto, nel mistero del male senza chiaroscuri, perché certe cose sono cattive e basta, e non hanno bisogno di essere misurate. La cosa più horror, tra l’altro, è sputtanare la propria vita. Per un mistero, per un’idea. Voi lo fareste?

E io sinceramente non vi dico altro. Se volete sapere come si scrive un horror di duecento pagine molto elegante e che soddisfa, questo è un buon esempio. Piaciuto molto.

Aggiungo anche che l’edizione è curata, ben editata, con uno stile e una estetica chiari e gradevoli. Se devo cercare il pelo nell’uovo (ma tranquilli, un lettore non lo farebbe) è solo dove la prima persona non è del tutto femminile e si sente la voce di qualcun altro che non è martina. Non errori, sia chiaro, ma voce, toni, echi… e comunque sono solo attenzioni mie uscite dalla rilettura. Quindi, se siete quelli che gli horror li leggono una volta sola, vi piacerà moltissimo. O almeno, a me si.

E adesso mollo. Dico bravo gigi, veramente piacevole. Metto altri due pezzi dentro alla playlist del vampiro e mi decido a fare due cose. Altre due, non vampiriche. Mi ascolto fourtet con il suo alia in wingdings e mangio una scatola di sardine piccanti per accompagnare il mio moscow mule.

E credo che four tet, sardine, moscow mule sia una combo decisamente freak.

Serafina spostati.

 

 

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