A gonfie vene
Capita siano gli altriA rendere tardoQuel che prima era prestoVanificano l'enegiaQuando ti resta così pocoDa poterlo dare via felicementeCuore che vaE distilla la giornataA gonfie vene.
Canzone della pioggia
La pioggia è un mare dolceL'acqua una falenaIl vento sa di burroIl buio una sirenaAlterna blu a rigoreDel morto un po' alla voltaDel cieco in cima monteDel vivo per erroreE fan presto i concubiniA fingersi personeSan scegliere i momentiPersino le
Tergicristallo
Cristallo è una parole piena di 'r' e piena di 'l'Le puoi sentire nella voce altaNegli scherziNel recitare sè stessi.Quanto piove il cristallo perde la 'r'Nel diventare tergicristallo.Se non capite non importaE' facile spiegareBasta la voce altaChe dice CrrrristalloE che
Still
C'è chi non capisce quandoUn parapetto divide o difendeC'è chi si pensa soloSovrappensiero.Gente che non haDa fareE non farebbeEppur si muove.Il parapetto si agitaIl tempo che guizza nelle veneDel legnoGenteChe ancora coglie fiori e non capisceChe per una stillaDa cogliereServe
Gelosia
Dicevi che la distanza scolorasvanisceDisamoraNon riuscivi a capireQuando ti dicevoChe su una foglia si puòDisegnare una pulceE una montagnaTi eri attaccata al tempoE allo spazioCercando di tenere vicinoIl corpoE lontano l'abbandonoNon capivi che l'estasiE' densitàE la meraviglia dell'andareAnche sul drittoE'
Latitanza
Ti ho scelta ioSeme pescato da un mazzoDi soli petali e fragranza(uno scricchiolio, più che un profumo)Che dirada le foglie e le corolleQuando l’ho fattoScrutavo le bricioleChe cadevano dal
Cecità
Tagliami la codaDell'occhioScucimi la vistaE la cecitàSi affranca dal coloreE dalla parodia.
Magia
E non mi dire che non l'hai vistaNon puoi dirloEra nel latte caldoNello sfavillare squillanteDelle mele caramellateNella mano piccola che sprofondaIn quella più grandeL'hai vista nel tradimentoNelle fugheNelle bugie senza le rugheChinaSi allacciava le scarpeCon una sola manoChina disegnava un
Eri un diavolo?
Eri un diavoloOra puoi dirmelo.Ora che lietoTi ho già graffiato in voltoE leccato due volte almenoLa stessa ferita.Eri unoChe alle parole dette preferiva le sentiteChe nel tono dei lividiTrovava l’aroma del fioreE l’arco dello strumento.Eri un Carnevale affollatoChe mi cadeva
Pollini
Non eri tu che diceviChe ti spingeSolo la bellezzaLa curiositàE la sfida.Non eri quelloChe trattava i semiPer radiciE i fioriPer germogli?Non ti ho mai correttoNemmeno quandoAvevi ragione.Ci siamo tenuti i tortiCome pollineCome fantasiaSolo raramenteCome perdono.