Gelsomini
Sono un funambolo Nella casa di un mago A farsi predire la caduta. Una macchia di pioggia Sull'asfalto notturno, A forma d'imbrunire. Sono fuoco, Struggente, D'artificio, Che ha venduto l'anima A un buffone E le scarpe ai figli. I gelsomini Del mio giardino Hanno un viso dolcissimo E le mani profumate. La pioggia, Rumore perfetto, Le abbraccia
Fate come gatti
I miei buffoni Hanno le gambe corte, Il viso raggrinzito, Le mani a scimmiottare Le radici di carpino. Dormono in piedi Sui bicchieri e sulle sigarette, Usano le fate come gatti, Gli occhi di perla e galaverna Puntati al confine Delle parole che hanno capito Solo a modo loro. Ne ho decine, Forse
Millesimo piano
C'è questo temporale, Con un viso di bambina e le unghie troppo lunghe, A graffiare la mia porta Al posto del cane. C'è questa magia versata nei bicchieri, A fiotti gorgoglianti Che risciacquano le carezze e ne fanno bottoni, Lacci, morsi e germoglio. E c'è una sedia scostata, Un
Coda o padrone
Siamo asfalto. Scaglie di sole nella pece, Macchie d'acqua Inerpicate sui jeans. Regine di quadri - semi che mai sappiamo disegnare - Di un'epoca dai tendini recisi, Al futuro. Sazi di giovinezza Apparente, Di elasticità,, D'affetto venduto a poco E ancora bravi - certo - A estrarre dal mare pescoso Delle malinconie, Ceste di
Come pirati
Come reti. Avete le viscere spremute Nei bicchieri, Il pan demonio Di cui vi cibate E' fatto di formiche e assenzio, L'esca impigliata è una bugia Che non avete saputo raccontare O che avete raccontato troppo. Come sete. Meraviglia e melanconia Si fermano sempre alle labbra, I nodi si aggrappano alle gole, dita
Dei ladri peggiori
Siamo ladri, sì. Dei peggiori: Infami, ingordi, incorreggibili. Tu rubi i malumori, Gli anni, I condizionali. Io faccio sparire Le ansie, gli imbarazzi, Le malinconie. Mandati A puttane gli scrupoli Hai strappato la faccia A tutte quelle che vedo Per disegnarci la tua. Presi A calci nei coglioni I timori Ho strappato il cuore A tutto ciò
Tu dormi
Tu dormi. Io ti allaccio in un pensiero candido. Hai ripiegato le ali sotto il lenzuolo, La stanchezza imperterrita A vibrare nelle gambe; Raso e miele, I sogni e la pelle Che regali al cuscino. Non ho abbastanza corda, Nelle mie tasche, Solo bellezza e follie Da sputtanare. Tu dormi. Io progetto
Pipì, giornale, tastiera, caffè
La pioggia è lieve, ma Su C'è un mare di cotone grigio e zuppo. Uniamo i puntini: pipì, giornale, tastiera, caffè. Passi e petali nelle scarpe del cuore, Un paracadute Stropicciato nella tasca davanti E un gatto Gigante sul letto: Il pelo cremoso, Le fusa una melodia Di respiri e le vibrisse
Fatua
Sei di più. Più della pece Dolce Che ti hanno dipinto Sui quadri del cuore. Sei più di una vertigine Spremuta da un bicchiere; Di una corda Tesa Tra due prigioni, Di un ricamo sottilissimo Tra le ciglia. Nel naufragio dell'appartenenza, Non si contano le isole: Il mare aperto Non può mai Essere rinchiuso.
Furti di mattina
La mattina ha il broncio: Pelle grigia e in mano Una coppa di cristallo Traboccante nuvolaglia e sogni Umidi. Al castello, l'ha rubata, Di un Re altero e bello, Fatto di cenere e sputo e foglie secche, Ma gonfiato di millanterie. Per un sol bacio, L'ha aiutata Il costruttore d'ombre E di