Piogge grigie
Il grigio del cielo piove come una tomba, Che ammalia i fiori, i santi, i pianti e le preghiere; I piccioni si riparano Davanti alle finestre chiuse, Le chimere nei cassetti Tra batterie mezze scariche, Elastici, mozziconi Di candele, E viti che non reggono più Ingranaggio alcuno. I tergicristalli lavano
In faccia alle sere
Novembre si veste con un cappello di muschio, Gli occhiali ha smarrito Nel letto di foglie; Si è attardato a dipingere persiane Sulle finestre e sotto le palpebre Occhiaie, sbadigli e labbra pensose. La pioggia sorprende, Con gesti da diva E un barbaglio di luna Solletica l'imbrunire: Mare crudo e
Ciò che ci lega
Una mosca vola sulla Luna con ali di cristallo, Un ragno cala da una nuvola senza toccar terreno, Agiti le mani per plasmare dalla nebbia il viso di una fata, La pioggia si attarda a riposare nelle pozzanghere per specchiare Gli allocchi e le
Verranno i bambini
Verranno i bambini, Con le loro facce piene, le gambe stanche, I visi sempre pronti A farci credere di assomigliare a qualcuno. Verranno i bambini con i sorrisi in mano, Per accecare, stordire, Strappare i denti dalle labbra E correre via Ad acchiappare aquiloni e spettri. Verranno per desinare, Verranno
Quatte quatte, le foglie
E c'è una luna che pare moneta Truccata, Come andasse a una festa. Quatte quatte le foglie, Leggere, affannate, Sorprese a bighellonare Tra fossi e giardini Salutan con graffi e piroette e schiocchi e inchini. E un vento seduto Ad aspettare il mattino E' freddo e stregato, Come per il pesce Il
Le galere
Diluvia. I corridoi si sono alzati in piedi, Sbirciando dai tetti I boschi lontani. Le galere, Governate dai prigionieri, Danzano di tamburi e tempeste. Non ha grazia il remo, Quanta ne abbia una goccia, Un vortice, Una gorgone. Eppure dei mari, noi, Godiamo più delle conchiglie Che di scogli O sale.
Coperchi per mani
Dai banchetti sale l'odore degli arrosti Di chimere, Il crocchiare degli spiedi Su cui cuociono fauni e ninfe, Mentre le sirene grillano nell'olio, impanate, Schizzando i manici delle forchette e le orecchie Dei cucchiai. Spettri di briciole Danzano un tintinnare di stoviglie. Un mare di latte e caffè e
Ninnoli e cianfrusaglie
Continuo a sfiorare L'ora del lupo, In quest'anno infecondo. Alle giornate rubo dalle tasche Ninnoli e cianfrusaglie: Uno scoiattolo che attraversa; Un mostro buono, disegnato sugli appunti; Una foto, Un caffè, Un abbraccio inaspettato. Di là, Nel lavandino sguazza una sirena, La Via Lattea chiede a gran voce Biscotti e cucchiai E una musa
Mani per sonno
Tori Amos, Lampada e comodino, Un libro che non parlerà, E mani gentili Di lana e flanella, Pronte per afferrare gli incubi E farne ombra chiara, Da sciogliere nel quotidiano tepore delle similitudini. Nel vuoto, Tra una nuvola e una pioggia Di polvere, Ci sono mondi da scegliere; Uguaglianze da esplorare.
Tombe crepate
Mi sono preso sulle spalle la notte,Con tutte le sue luneE le spine cadute dall’ombra.Sulle spalle della seraHo poggiato la lama,Le carte,La mano vincenteSenz’unghie, né rughe.Spalle al vento, Ho lasciato i criteri, Le foglie, le vele; E tombe crepate da seppellirci ogni tasca E