Dintorni dello stress e draghi che non volano
Sono pochi i post in cui ho inserito il tag “Momenti”.
Non ricordo bene nemmeno perché l’avessi creato. O forse sì. Erano quei “momenti” in cui non avevo un libro di cui parlare, ma avevo voglia di parlare. Di parlare scrivendo, dico. Scrivendo dei cazzi miei.
Mi sa che è una cosa patologica. Alla fine, scrivendo, faccio liste. E fare liste è una soluzione che uno si trova per gestire quella cosa là, che non ti lascia mai la testa in pace. Mettere in ordine le cose non aiuta a sfoltire le cose, o ad alleggerire la testa, ma l’idea di mettere in ordine le cose ti regala l’illusione di poterle gestire, e fare, e stare in ordine. La mia lista di oggi, improvvisata su un foglio con un pennarello mentre tagliavo con una motosega elettrica una vecchia botte che ora sto bruciando è fatta di queste cose:
- esercizio per il recupero di sabato
- haiku da leggere
- tela da portare
- panda caricare
- portare oggetti di là
- app benzinaio
- murales
- rose
- articolo covas
- vuotare chiavetta
- post su ballingrud
- cambiare lenzuola
- inviare certificato successione
E poi alla fine è dalle otto che sono qui, facendo cose, e gli unici due punti che ho fatto sono caricare panda con la tela da portare. Ah no, tre cose, ho anche portato gli oggetti di là. Se vi chiedete cose, vi posso dire che gli oggetti erano: motosega, ferro, tele e attrezzi da buttare, ciocchi da spaccare. Per il resto non ho fatto altro, della lista. Anzi, mi sono probabilmente inimicato la Dea delle possibilità di fare qualcosa di utile con un Black Russian, che mi ha lasciato mezza bottiglia di Borghetti, mentre la vodka è già finita. Non ricordo nemmeno come sono arrivato a questo punto.
E sapete perché?
Perché ho cominciato a sistemare le cose, perché le cose vanno sistemate, e poi mi sono perso. Ho sistemato i libri, le bombolette spray, mutande e calzini. Poi ho sistemato pokemon tcg, sia il mio, sia l’altro telefono, per sbustare e prendere clessidre. Poi ho sistemato il pc, da caricare, e la cucina, da sistemare. E il cortile, da vuotare. Ho ingoiato qualcosa, perché si deve, tipo una scatoletta di sardine piccanti, direttamente dalla scatoletta, e una paccata di nachos con il guacamole. Ho preso birra e voltaren, insieme. Non si dovrebbe. Poi ho scritto una mail a Daniele. Ho risposto a un paio di mail. Ne ho lette altre. Poi mi sono tuffato sulle 19 circolari non lette di questi ultimi due gg di scuola. Alcune chiedevano cose da fare. Ho fatto alcune delle cose che chiedevano.
E adesso finisce che sono le 23.30, guardo la lista e mi accorgo che devo cominciare a fare qualcosa. Ma mi accorgo che una cosa che volevo fare era anche questa: scrivere sul sito. E lo sto facendo. E occhio… non era una cosa della lista. Eppure…
Ma per me funziona così. Non ci posso e non ci si può fare niente.
Ma aver scritto la lista è utile. Qualcosa, ogni tanto, lo faccio. Torno a guardarla e mi decido a prendere un punto ed esaurirlo.
Ecco. Mi sono distratto. Stavo facendo tre punti della lista in contemporanea, skippando da un punto all’altro. Tipo, stavo scegliendo gli haiku. Ma stato guardando anche il compito da prendere per rifarlo fare sabato, ma anche sfogliando la successione per sapere cosa fotografare e pdeffare. Dio mio… Vabbè. Ci riprovo. Cerco di farne solo uno. Quello degli haiku.
Ah, già. Perché la novità è che ho raccolto 100 haiku friulani scritti in un libro. Un libro di haiku friulani, quindi. E sabato finalmente, dopo un rinvio di 5 mesi abbondanti, lo presento. E scegliere gli haiku vuol dire scegliere quali leggere, tra i tanti. Adesso vedo. E non ve lo dirò. Tanto se volete li trovate, su questo sito, gli haiku. E la presentazione è personale, ma a voi che magari passate di qua posso anche lasciarvi la locandina, tanto è aperta a tutti. Vi lascio la locandina.
E il momento è finito.
