“Arboreto Salvatico” di Mario Rigoni Stern***
Dunque, mentre questo martedì sfiora la mezzanotte per convincersi a diventare mercole, e probabilmente lo farà durante queste righe, e mentre mi convinco che non ce la farò a scrivere l'articolo che devo scrivere per i furlans di fûr, perché
Le cose tutte
Mangio una pasta Con un americano Pomodori Habanero rosso Sgombro Dal piatto tutte le scale Buone per farci Per rifarci Mentre gira Mc Miller E ancora Mc Miller Canzone dopo canzone E il fentanyl Di mio padre Intatta La confezione L'ho nascosto nel barattolo Della Nutella Che flexa la mia classe E l'intero secolo scorso. E le cose Nel vanto
“Il ponte. Un crollo” di Vitaliano Trevisan****
Sono stanco. Non tanto di stanchezza, ma di gente, parole, attenzioni. E scrivere qua, parlare di un libro bello, di un qualcosa, fa sempre bene, a questo tipo di stanchezza. Però, leggendo poco, spesso non ce l'ho, un libro che
Sammardenchio e dintorni
Mia madre, con le parole difficili, lunghe, che non conosce, ha il vizio della storpiature. L'ho scritto in un libro, decenni fa, ma le storpiatue non sono finite con quel libro. Alcune, tuttavia, sono notevoli e hanno oramai sostituito la
“Rombo” di Esther Kinsky****
Mi sono ritrovato a pensare a Glen Hansard, oggi, mentre leggevo le ultime pagine di questo libro. Non c'è un perché, non erano nemmeno pagine malinconiche, le ultime. Ma mi è venuto in mente. In realtà ci penso spesso. Una
“Lezioni sull’odio” di Michela Murgia***
C'è questa cosa, che Giorgia si legge i libri della Murgia ex-post, che finisce che in qualche modo li leggo anche io. E non mi dispiace. Non mi dispiace perché è triste ammettere di essere in ritardo, come spesso ci