“Lezioni di chimica” di Bonnie Garmus***
Se c’è un evento rilevante delle mie letture recenti è di aver letto questo libro. Ora non ce l’ho sottomano, ma erano più di 400 e passa pagine e sono riuscito a cominciarlo e finirlo. E voi direte… allora è bello? No, per me no. Non è brutto, eh, questo no. Ma proprio è un libro che non fa per me. E su questo fatto c’è un mondo da discutere, visto che il libro me lo ha regalato Noè, che per l’ennesima volta dimostra due cose: di volermi troppo bene e di pensare che io sia qualcosa che non sono. Il primo fatto è perché mi fa i regali, mentre io manco le faccio gli auguri. Il secondo è quello di pensare che io non sia stronzo e infame verso il mondo, quale invece sono.
Ma andiamo per ordine.
Anzi. No. Andiamo in disordine. Il libro è famoso, mi sono accorto googlando. E mentre lo leggevo, tipo che ne so, ero a pagina 50, pensavo.. cazzo, sembra una serie TV di netflix di quelle che non guarderei mai, piene di gnagneria. Non sto qui a spiegarvi così la gnagneria, ma insomma… è quella cosa lì, di quando si vuole causare delle reazioni di “Ohh” a comando. Tipo che ne so: Oh, questa donna incredibile che è intelligggente più di ogni altro uomo sulla Terra, ma in quando donna è sfruttata/non considerata/struprata/licenziata/maltrattata e un sacco di cose in -ata… Ma lei è la BBuona ed ecco che farà questo, farà quello, farà quest’altro, e lo farà tutto in maniera meravigliosa, originalissima e impeccabilemente galattica. Da farci una serie TV, insomma. Ecco… la gnagneria, quindi. E infatti, indovinate… il libro è già da un bel po’ diventato una serie TV.
Ha ricevuto anche una paccata di candidature a questo e a quello, come miniserie, anche se mi pare non ne abbia vinta una, di categorie. E lo posso anche capire, visto che la storia c’è, e una sceneggiatura decente potrebbe nobilitarla abbastanza. Se puoi si ridiscegna i personaggi in modo più realistico, potrebbe saltar fuori anche una bella serie. la versione USA è uscita nel 2023 e quella italiana boh, non so. Comunque su Apple TV, se vi interessa. Ma qui non si parla della serie, ma del libro.
Comincio con dire che so bene che questo genere di cose allla ggente piace un casino. Erano i libri, questi, quando lavoravo in biblio, che c’era la coda di prenotazioni, soprattutto nella fascia 50-70F. A me, purtroppo, non hanno mai convinto troppo. E non è perché mi piacciono i mostri, i cadaveri, le cattiverie eh. Mica per questo. Mi piacciono anche le storie d’amore, le storie di riscatto sociale, le storie di qualunque tipo, purché io riesca a crederci. E qui ci ho creduto pochissimo, fin dalle prime righe. Credo il difetto più grande sia quello di essere un libro scritto con la testa nel XXI secolo, ma ambientata negli anni ’50. Non sono mai riuscito a tornare indietro nell’ambientazione. La scrittura, i comportamenti, le azioni, i dialoghi soprattutto… sono moderni,.sono attuali, eh no, non riesco a credere che negli anni post bellici americani si vivesse e parlasse e agisse così.
Poi, tra le cose più fastidiose, che portano a stucchevolezza e poca credibilità, c’è la divisione dei personaggi in cattivi e buoni. Ma proprio netta eh. Che ne so… tipo elenco.
Elisabeth Zott, donna incredible, meravigliosa, wonder women e miss marvel spostatevi…+++
Marito di lei genio della chimica, incredibile canottiere, idolatrato, dal passato difficile… +++
Allenatore di lui canoista/ginecologo burbero ma buono … +++
Vicina di casa in cerca di riscatto familiare, spalla di ogni avventura +++
E invece
Relatore di lei, maschilista stupratore satana spostati —-
Capochimico dell’azienda, rubatore di idee, menzognero, approfittatore, odiatore, falso galattico… —-
Direttore di studio tv, violentatore seriale, stronzo, arrogante, satana spostati ancora —-
Insomma… ci siamo capiti. Personaggi disegnati coi pennarelli.
Poi certe idee letterarie boh… immagino che ad alcuni siano piaciute tantissimo, ma a me hanno fatto cagare. Tipo far parlare/pensare il cane, intelligentissimo che impara parole e sa fare tutto, compreso aiutare negli esperimenti in chimica, essendo esperto anche lui di abiogenesi. Non mi è piaciuto e non aveva senso, almeno per l’economia della storia. Era una cosa tipo: Ehi, ma io voglio far parlare il cane… e lo farò!
Oppure il ficcare dentro la chimica dappertutto in modo posticcio e abbastanza inutile. Del tipo, che ne so, la Zott a casa si fa il caffè coi becchi bunsen e le provette. La Zott non dice passami il sale, dice passami il cloruro di sodio. Ecc. ecc. Ah ah, devo fare Oh? Oooohhhh. Ecco, questa chimica infilata qua e là senza senso non mi ha coinvolto. Bisognerebbe sentire il parere di un chimico, ma a me sembrava un po’ una “posa”, senza un grande approfondimento della materia. Del resto io di chimica non so un’acca, e ho capito tutto. E voi direte, Ciccio, suvvia, è un romanzo per le masse, deve essere semplice e comprensibile. Avete ragione, ma allora lasciamo la chimica solo sul lavoro, che tanto le cose reggevano lo stesso.
Poi ci sono cose che mi sono piaciute, eh. La bambina, la figlia di Elizabeth, ovviamente intelligentissima, perspicacissima, creatura meravigliosa e geniale che legge Proust prima di fare il ruttino dopo il biberon (non sto esagerando di molto eh), è comunque un personaggio simpatico e altri, come il prete che entra nel romanzo nella sua seconda metà di romanzo, è un’oasi di chiaroscuri abbastanza ben riuscita.
Poi di bello c’è il (non) rapporto con dio dell’ateissima protagonista. Ma qui va detto che atei e bestemmiatori hanno da sempre la mia simpatia incondizionata. Forse ero di parte.
Resta comunque, questo va detto, un romanzo ben scritto, scorrevole, che è costruito in modo non proprio ortodosso, con un primo terzo molto introduttivo che si sbriciola improvvisamente per un lutto e offre un finale che vuole essere di mega sorpresa anche se, difetto solito, risulta essere poco credibile. E ovviamente, chiaro, vuoi che no, c’è un super lieto fine.
Ah, dimenticavo. Le intenzioni sono soprattutto quelle di fare un libro “femminista”. Si vuole un eroe iper femminista che combatta il patriarcato degli anni 50 e le relative disparità di genere, diventando un esempio per l’intera nazione femminile. Le donne che seguono Elizabeth Zott alla TV nelle sue ricette di cucina dove snocciola formule chimiche a manetta diventano donne emancipate. Si laureano, lasciano i mariti, scaricano i figli inutili, si fanno rispettare a suon di prese di coscienza… Insomma. C’è un forte intento sociale, nell’inventare questo personaggio e il suo viaggio. Ma ugualmente, o forse proprio per l’eccesso di qualità positive e ribellione, non sono stato convinto.
Poi, e la chiudo, non posso negare di essere comunque contento di leggere un libro di questo tipo. Un best seller, un libro che piace a tanta gente e che comunque non ha difetto oggettivi grossi (ma basta vedere i ringraziamenti e si scopre il potere di fuoco che sta alle spalle di libri così). Però ho dovuto subito disintossicarmi con un po’ di cadaveri e di mostri. Ma pazientate, a breve vi parlo pure di quelli.