Conte che ti conti: 10 di 10
Ci metterò poco, questa volta. Se volete sapere tutto ciò che gira intorno alla versione radiofonica di questo vecchio libro che vinse il San Simon nel 2017 andatevi a leggere il vecchio post, che non ricordo ma che sicuramente ho spiegato cose. Ve lo linko va.
Ma se non avete cats di andare a leggere cose vecchie vi dico semplicemente che qui, ora, sul sito della rai regia, nel senso di regionale, sono stati pubblicati tutti i 10 episodi di CONTIS SOT SPIRT, libro che resuscitava 10 personaggi friulani celebri che hanno dato i proprio nome ad altrettante scuole superiori di Udine.
Mi limito a dirvi qualcosa di ciò che ricordo degli altri 5 racconti, l’ultimo pubblicato sabato scorso, che mi sono ascoltato con, direi, parecchia gioia. Non ricordavo quasi un caz di quel che avevo scritto e ascoltando provavo costantemente la sindrome dell’impostore. Eppure le avevo scritte io, quelle cose. Vabbè… mentre ascolto Ed O’brien vi dico qualcosa.
6. Zuan, ovvero Giovanni Sello. Del quale non riesco a trovare una foto, ma insomma, è quello che ha dato il nome all’Istituto d’arte di Udine. Faceva mobili, a scanso di equivoci, ed era soprattutto artigiano e imprenditore, ma dove aveva la fabbrica ora è la scuola. Il racconto era il racconto-cagata. Volevo scrivere un giallo (surreale), nel senso di opera dove bisogna scoprire un colpevole, e pensando alla scuola ho fatto diventare Zuan una scrivania. Ricordo una cosa, di questo racconto. Serena, pochi giorni prima della consegna, mi disse che non si diceva, par furlan, la scrivanie, ma si diceva “il scritori” e allora giù a cambiare tutte le coniugazio e qualcosa, ricordo, è rimasto sghembo. Poi ho scoperto che “scrivanie” è accettato. Anyway, è un giallo surreale, che dovrebbe fare un po’ ridere, con due carabinieri che parlano in friulano ma uno lo è e uno no. E il delitto è la scomparsa del… giallo! Il colore è stato rubato. I due partono dalla scrivania che è ancora gialla e cominciano l’indagine interrogando tutti i colori. è un racconto un po’ fuori di gamella, e l’ho sempre giudicato il peggiore della raccolta, ma riascoltandolo l’ho un po’ rivalutato.
7. Tunin, ovvero Antonio Zanon. Era la mia scuola. E’ un racconto di fantascienza. Ed è venuto maledettamente bene, a livello di idea. Ambientato in un futuro prossimo vede una astronave che parte da Rivolto per una missione speciale e segreta. Soldi americani, astronauti friulani. Dentro l’astronave campi, campi coltivati. E in quei campi… scopritelo. Magari assieme a Tunin che è un fantasma a bordo senza permesso. Un clandestino. Scoprirà cose… incredibili. Non ricordo la genesi dell’idea. Ascoltavo, al tempo, cose genetiche perché sembrava fosse il grande punto di rottura del mondo, la biogenetica. Invece poi è arrivata l’AI e okay, la biogen accantonata. Ma è lì, in agguato…
8. Catinute
, ovvero Caterina Percoto. Qua sono andato di racconto di formazione. Ragazza adolescente e amica immaginaria che trova nello specchio. Solite pare ma anche desiderio di esprimere la creatività. E chi se non la Percoto a insegnare alla ragazza a scrivere e a farsi valere. In questo racconto ero in difficoltà. Non succede niente, in pratica. La protagonista scrive e non le viene come vorrebbe, cambia lingua e funziona. Alla fine, per essere fatto solo di emozioni e crescita adolescenziali, non è nemmeno male, questo pezzo, anche se invecchiato, con i millennials che non sono più così.
9. Mucaj Naj, ovvero Giovanni Marinelli, un agrimensore e non solo. E il genere che mi mancava era il peggiore. Il fantasy. Ma mi sono detto che doveva esserci e ho scritto un 30k e passa che creava un mondo. Ho rubato a mani basse da tutte le strutture dei fantasy, dai daimon di Pullman, agli stereotipi tolkeniani, dai classici mondi fatati minacciati ai dubbi esistenziali di chi deve governare una collettività… Insomma. Un mondo dietro la val Resia, al di là della pietra e delle rocce. Qui ci saranno maghi, draghi delle alpi, elfi, o meglio… tutte le fugure del folklore friulano: sbilf, nani, pamarindi, orchi, agane… e ci sarà un cattivo cattivissimo che scuoterà il mondo. Essendo lunghissimo è in tre parti. E vi dico anche questo. Dopo aver ascoltato la prima non vedevo l’ora arrivasse la seconda, perché non ricordavo cosa avessi scritto. Poi aspettavo la terza. E sono rimasto stupito. Che fantasya che avevo…
10. Jacop, ovvero Iacopo Stellini. Un filosofo, e infatti ho scritto un racconto molto breve in cui il poveretto, a casa da solo e non curato da nessuno. Questo è un horror ironico, che parla di un filosofo zombi anticipando Tarek. Non è di livello, ma è un divertissment che va preso per quel che è. Del resto era a giugno, questo, ovvero a fine anno. In ogni caso un paio di risate me le sono fatte ascoltando le conclusioni filosofiche di uno zombi.
Va bene, dai. Basta chiacchiere. Se volete ascoltare storie in friulano tratte da libri… questo è un bel podcast.