“Arboreto Salvatico” di Mario Rigoni Stern***
Dunque, mentre questo martedì sfiora la mezzanotte per convincersi a diventare mercole, e probabilmente lo farà durante queste righe, e mentre mi convinco che non ce la farò a scrivere l’articolo che devo scrivere per i furlans di fûr, perché il letto mi rapirà prima, ecco, ho deciso una cosa: vi parlo di questo libro, anche se non l’ho finito.
In verità, ho proprio deciso che non lo finirò. E non perché è brutto, ma perché come diceva il Gazzè, quando gli scriveva i testi l’altro Gazzè, sarà un libro che ha un senso e una ragione, ma non fanno per me. E quindi non sono riuscite a trovarle. O meglio, ho trovato le ragioni altrui, ma le mie no.
Ma per cominciare alla larga, che stretto non so stare, nelle cose, dico che è un’altro libro fottutto dagli armadi di Giorgia, perché quello di Trevisan l’avevo finito e dovevo cominciare altro, in quella che sarà l’ultima giornata sul fiumo di questo 2026. Ho preso questo, che ricordavo l’aveva regalato a lei Max, magnificandolo e dicendo cose ufo tipo “è il libro di più bello di Rigoni Stern, anche di quelli là famosi, e ti piacerà perché parla di alberi.”
Non credo. No, non dico che non credo che parli di alberi. Dico che non credo sia il più bello di. Comunque posso capire l’entusiasmo di Max, che non è mai vissuto in campagna e benché ne conosca le cose non ne ha mai avuto esperienza diretta, alberi compresi. Comunque… torniamo alla cosa fondaentale: parla di alberi. Parla degli alberi in modo estremamente rispettoso e docile, con un punto di vista che tira una riga tra superecologismo e senso pratico-boschivo.
Perché il suo credo, Rignoni Stern, lo dà già nel cambio vocalico del titolo, forse non percepito da dislessici e lettori veloci e disattenti, o entrambe le cose, come me. Arboreto selvatico, avevo letto. Ma è sAlvatico, con una A che cerca e completa la radice di salvare. Gli alberi salvano… non stento a crederci e a sostenerlo. Tipo dal caldo, per esermpio. Ma pure da altre cose. Io poi, con gli alberi sono fissato. Per un periodo ne ho scritto, per un altro ne ho fatto quadri. Ora meno.
Ma perché ho smesso di leggere e non continuerò (il libro ha 88 pagine, io sono arrivato malapena a 30)?
Perché mi pareva di ascoltare cose che so, e anche quando non le so, mi sembrava di saperle, o di poterle sapere, o di comportarmi allo stesso modo pur sia sapendole. Insomma… sentirmi magjinificare e descrivere larice, abete, pino, sequoia, faggio, tiglio, tasso, frassino, betulla, sorbo, castagno, quercia, ulivo, salice, noce, pioppo, melo, acero, gelso e ciliegio ho pensato che potevo evitarlo.
ecco… qui mi sono addormentato. Sono passate 24 ore. Ma non avevo molto altro da dire.
Per ognuno degli alberi che vi ho elencato, almeno per i primi 4-5 che ho letto, si racconta di loro, di come sono fatti, di come entrano nelle vite, delle caratteristiche botaniche e morfologiche, delle storie legate alla vita dell’autore. Quindi non solo si parla dei larici, ma dei larici dell’arboreto di Mario Rigoni Stern e di come sono stati i loro rapporti. Bello? Sì, il libro è scritto con un tono che non diventa mai troppo didascalico, pur essendolo, a tratti. Ma resta che non mi è venuta voglia di andare avanti. Oggi, tipo, che ho trovato un paio d’ore per un bagno e per leggere, me lo sarei potuto riprendere e finire, cambiando idea. Invece ho deciso che non lo finirò, e pace. Venerdì lo riporto dove l’avevo preso.
Quindi, se avete degli impallinati con gli alberi, che vogliono leggere degli alberi in ogni loro espressione narrativa, potete regalarglielo, perché entre dritto nella categoria “libri di autori famosi che hanno scritto cose per cui non sono diventati famosi ma lo hanno fatto bene” (tipo i fumetti di Buzzati, per capirci), se invece avete gente che non sa molto di alberi, ma se gliene parlano si appassiona, anche qua è una ottima letture. Per quelli che invece, come me, stanno in mezzo, potrebbero rompersi il cats e smettere. Is all per oggi, che poi devo scrivere quell’articolo che non ho evidentemente scritto.
E la chiudo vedendo se ho una foto di un quadro d’alberi di quando dipingevo alberi.
