Sammardenchio e dintorni
Mia madre, con le parole difficili, lunghe, che non conosce, ha il vizio della storpiature. L’ho scritto in un libro, decenni fa, ma le storpiatue non sono finite con quel libro. Alcune, tuttavia, sono notevoli e hanno oramai sostituito la parola in questione. Una di queste è quelle per dire “Scerbanenco”, riferendosi al premio Scerbanenco, di Lignano, concorsi di narrativa per racconti gialli e dintorni, con sede a Lignano, immerso nel festival Lignano Noir e cugino lontano del più celebre premio per romanzi, milanese.
Ma adesso, prima di continuare, voi aspettate, perchè a) vado a cavarmi le lenti a contatto b) metto via il cd di washing machine dei Sonic e piglio qualche altra vecchieria, C) mi faccio un gin tonic. D) Mando il racconto sulla malga a giorgia e lo metto in bozza per l’invio.
Bene, Dicevo…
Sono arrivato tra i tre finalisti del Premio Scerbanenco, ed è un inizio, e vi spiego.
Il Sammardenchio, in passato, è stato un premio letterario al quale ho sempre partecipato volentieri. Tanti motivi. Mi piace scerbanenco. Sono gialli atipici. La lunghezza di 10k mi piace. Lignano è un luogo dell’anima. Ha i tempi giusti, nel senso che verso luglio ho giornate libere, finita la scuola, in cui scrivere. E insomma… però… è da oltre due anni che non scrivo. Mi correggo. Non scrivevo. Per scelta.
Dopo Zaraton. Oh… è vero. Ho pubblicato i racconti giappo, ma quelli li avevo scritti dieci anni prima e ci ho fatto sopra solo un’opera di review. A luglio, invece, a un certo punto, vuoi per una maggiore tranquillità di vita, vuoi che volevo vedere se sono ancora capace di, ho deciso di ricominciare. E mi è capitato il bando del Sammardenchio e ho scritto.
E non era uscito un pezzo da gara, ve lo dico. Giorgia dice che era un pezzo rabbioso, di come ero rabbioso quando ho scritto Bisest, in cui dicevo che il mondo era una merda, perché lo pensavo, ma soprattutto perché lo era. E ora è anni luce più merda di dieci anni fa. Io non so. Era un racconto, comunque, molto sociale e pieno di persone dimmerda. Pure la vittima.
Ma facciamola corta. Anzi. Vado per punti.
- Sono arrivato terzo. Ed era la posizione giusta. Sono stati già troppo coraggiosi a ficcare quella storia da mal di fegato tra la terna. Soprattutto riascoltandola con la lettura di Massimo Somaglino, che coi monologhi si diverte sempre (manco fosse un attore).
- Non hanno pubblicato il racconto sul Messaggero, come avevano scritto sul bando. In pratica hanno tolto il premio al secondo e al terzo, fastidioso, soprattutto con il ridicolo salvataggio in corner di una pubblicazione (pure prima della premiazione, pensa te) sul sito del nord-est. Insomma… lo potete leggere li, se vi va, saltando da un banner pubblicitario all’altro. Oppure scaricate il doc da qui, si intitola Di una volta_
- Ah, ho rivisto la Elena Vesnaver. Un vantaggio dell’aver ripreso a scrivere. Una piacevole reunion di scrittori del forum di scheletri, di circa millemila anni fa. Il primo, invece, di modena, non lo conoscevo. RAcconto perfetto per la pubblicazione. Bravo. (li trovate tutti sul nord-est, cercatevi voi il link.
- Qui trovate qualche foto, qualche riga, qualche cazzata simile.
- Pre premiazione c’era la presentazione di due(!) libri su Marco Aurelio. Da non credere. Luca Crovi e Franco Forte. Credo che li leggerò. E poi anche di un saggio su Scerbanenco e il rapporto con il giallo e la sua evoluzione.
mi pare tutto… cioè, anzi no. Boh. E’ tardi, domani ho millemila ore, ed è meglio che tenti di dormire. O almeno di buttarmi nel letto. E come immagine vi ficco quella del messaggero, con chatgpt che genera un gigante tra gli ombrelloni. Figo! (sono ironico… suvvia.)