“I Racconti dello Schioppettino VI” di AAVV**(*)
Bene. Per una volta mi impegno e faccio lo scrittore che aggiorna il sito dello scrittore. E vi parla di un libro, e di un concorso, e di altre cose intorno, tra il vino e le cose scritte. Partiamo dall’inizio. Comunque.
L’inizio credo che fosse luglio, quando ho ricominciato a scrivere. Sono ritornato alle cose che mi piacciono. Il primo, lo sapete, è stato lo Scerbanenco, perché mi piacciono i suoi scritti, e pure Lignano, e pure i gialli atipici, e per la transitività letteraria pure il concorso, di cui già vi dissi. La seconda cosa che mi è venuta in mente di scrivere riguardava un’altra cosa che mi piace molto: lo schioppettino. Il vino, intendo. A parte essere il vino preferito di Giorgia, è decisamente anche nella mia top five, e quindi sono andato a cercarmi news dal concorso. Ricordo che lo feci anni fa, e ho dei bei ricordi. Era vivo mio padre, ci perdemmo in strade discutibili delle colline di Prepotto, al buio, si moriva di freddo in quella meravigliosa cantina, arrivai terzo, vinsi anche una bottiglia di schioppettino, un capriolo ci attraversò la strada in mezzo al bosco e si fermò a guardarci per un attimo lungo, poi andammo a cena con max e cristina non ricordo dove, perché era sotto natale, credo. Ricordo che era un racconto post covid, bello. Poi partecipai un’altra volta, forse, ma c’era già la giuria dei lettori e le cose erano più complesse e poi smisi di scrivere. Ecco. L’inizio quindi è questo.
Il tema di quest’anno era la rinascita. Se aspettate vi trovo il pezzo del tema, che male non vi fa. Eccolo.
Lo Schioppettino di Prepotto, che negli anni Settanta rischiava di scomparire, è rinato grazie all’ostinazione di pochi vignaioli. Anche il fiume che bagna Prepotto, il Judrio, a tratti sparisce, ma qualche chilometro più a valle riemerge più limpido e incantevole che mai.
Ecco… quindi ho scritto il mio 10k sulla rinascita, pensando alla cosa che più penso sia straniante, dopo la morte, per tentare una rinascita: il carcere. Forse solo la malattia mentale potrebbe avere le stesse vibes, ma insomma, non divaghiamo. Anzi, facciamola cortissima. Ho scritto di un carcerato e ho avuto la pessima idea di unire la rinascita dal carcere a un’altra che nel 2026, a 50anni dal 1976, era piuttosto ovvia. Non lo rifarei, ma ammetto che mancavano pochi giorni, avevo solo un pomeriggio per scrivere e insomma… mi sono dovuto accontentare dell’idea. Si poteva fare meglio, anche se alla fine, unire senso di comunità paesano, vicende ed errori personali e friulanità estrema ha dato comunque buoni frutti. Alla fine il pezzo mi piaceva, era abbastanza per rientrare tra i 12 finalisti, e ho avuto anche la fortuna di essere terzo. L’obiettivo è stato raggiunto, ovvero, portarmi a casa, oltre al premio, una bottiglia di schioppettino… Olè!
Vi dico anche, prima di dirvi del libro, che la serata della premiazione è stata davvero piacevole. Due presentazioni di libri della Kappa Vu, prima della serata, un’ottima organizzazione, un’ottimo aperitivo di schioppettini post premiazione, poche chiacchiere e poche istituzionalità, un padrino decisamente catchy e gradevole, insomma… Una delle rare volte in cui non ho desiderato avere un doppelganger per le premiazioni. Vi metto un po’ di foto sparse, così pure vi fate un’idea. Ah, comunque il concorso ha anche un sito aggiornato, dei social… insomma, trovate altra roba se volte occhiare in proposito.
Anyway, l’articolo era sul libro.
Il libro che scaturisce dalla collaborazione di tutte le associazioni che sostengono il premio e dalla Kappa Vu edizioni è una raccolta, ben curata, con i dodici finalisti. Leggo che siamo all’edizione numero VI del concorso, che non so se è anche la stessa della raccolta. Boh. Anyway, succede che martedì scorso dovevo portare a fare un service a morsano l’auto di giorgia e avevo pensato di fare una camminata ma invece non ero in grado quindi mi sono preso il libro più easy che avevo in auto – questo – e mi sono buttato sull’erba sul retro del campo sportivo a leggerlo, io e le cimici. Ci siamo letti almeno 7 racconti, poi uno era il mio, e i mancanti li ho letti, anche se un po’ di fretta, tra venerdì mentre aspettavo la vecchia che si facesse cavare un occhio a Palma e ieri post punture alle ginocchia. Ammetto che non è esente dai difetti che hanno un po’ tutte le raccolte, con alti e bassi e un’eterogenità di stili, ma nel complesso è una lettura gradevole.
La classifica, tra l’altro, è corretta. Helmut, il racconto vincitore, è il migliore. Soprattutto a livello di stile. Mi è piaciuto di meno il secondo, un po’ stucchevole e molto classico, ma era anche molto ad hoc (prepotto, judrio, vino, ucraina… ) e quindi ci stava. Altri due o tre non sono male, compreso il mio, che rileggendolo non mi ha fatto schifo, anche se c’era quella irregolarità logica di cui non dirò che si può interpretare come stratagemma narrativo, un lettore medio non la nota, ma uno pignolo sì. Ma tanto non ve la dico, quindi ciccia. C’è, abbastanza fisiologico, molto terremoto e molto Judrio, il primo abbiamo già detto perché, l’altro si capisce. Ho apprezzato, invece, la presenza di qualcosa fuori posto, come Mirko (distopia e rider) e Il gigante non era cattivo (fumetti e lavoro) che davano un tono più vario al tutto, togliendosi per qualche pagina dal terremoto e dal Judrio.
I racconto comunque sono questi:
- Riccardo Bartoletti, L’acqua di sotto – 2° classificato
- Fulvio Batti, Mirko
- Roberto Brunelli, La voce sopra le macerie
- Giorgio Ghiselli, Sacre Terre
- Matteo Isoni, Il gigante non era cattivo
- Francesco Lovisetto, Helmut – 1° classificato
- Paolo Meneghini, Il miracolo di San Bovisio
- Alessandra Panvini Rosati, Dove ricomincia il mattino
- Cristiano Parafioriti, Un solo istante
- Raffaele Serafini, Tornare a casa – 3° classificato
- Daniel Siccardi, Il fiume invisibile
- Silvana Stremiz, Cinquant’anni di memoria friulana
Altro? Ma no dai, direi anche basta. Vi posso dire che se capitate ad Albana potete andare a mangiare o anche a farvi l’ape Al vecchio gelso. Se dovete scegliere se partecipare a un concorso il prossimo anno, questo è serio e ben gestito. E vi posso dire che lo schioppettino funziona bene con tutto, non solo con cene impegnative.
