Luglio 2015

Conto le anatre, sotto questa luna delle quattro Ogni notte che torno Con il cuore abbarbicato, confuso, macchiato, sulle spalle  Vicino al collo A farmi le fusa. E' il mio? E il sudore asciutto e goduto Sulla pelle delle scapole,  Disegna isole di fremiti trascorsi Nel mare delle impurità. Ho

Come la pipì, lo spam una newsletter, le stelle, Viene di notte  Il pensiero di te. Previsto ma imprevisto.  Gradito ma irrequieto.  Dittatore ma schiavo, Con la stessa supponenza  Di una scritta  Sulla condensa  del vetro.  Con il volto coperto dallo stesso sorriso.  Con la mano armata della stessa carezza. Con

Il latte è caldissimo, Isole di nesquik galleggiano Intorno al cucchiaino, Divinità girovaga. C'è una ghiandaia curiosa, Che occhieggia da una finestra d'aghi Di pino, I merli zirlano Raccontandosi storie nere E arancioni. Sono sveglio da un'ora, Dormivo da due, Tra mezzora regalerò del pane, E dopo un'altra mezza ne mangerò. Il resto sarà

Contiamo le stelle.  Hanno tutte le faccia  Piccola;  Ad alcune manca.  Potessimo incollare ognuna  Una maniglia,  Non sarebbero porte, né finestre,  Ma pentole imperfette,  Per cuocere il buio, farne pietanza,  Farne nutrimento,  Senza briciola alcuna.