Luglio 2015

Disteso sul cemento,  Su un asciugamano che non ama  La sabbia,  Tsipras dorme al fianco,  E un cuscino con dentro qualche sogno,  Ad accompagnare l'occhio in alto,  Nella cornice dei tetti.  Ci sono solo tre stelle,  Luminose quanto vorrei, ma possono bastare:  Costruiscono un triangolo  Che si può quasi suonare.

Lunis di matine, e mi torne Tal cjâf l'arc di chê altre dî Tirât in place Di man precise E sfrontade. No son nancje vot e sint za cjacarâ e cjacarâ e cjacarâ di timps che no son plui Chei di une volte e come chei Di une volte

Tutta e piccolina, Le natiche raccolte in preghiera In un palmo soltanto, Il mio; Gli occhi chiusi Per spalancarsi azzurri Come briciole di cielo Che hanno macchiato le lenzuola. E tutta E piccolina Tutta piccolina Un graffio Che attraversa correndo a perdifiato La schiena Taglia il collo Sbatte contro il lobo Umido Dell'orecchio, Dilaga in fremiti, brividi, sussulti; Si

Sembrano battiti di cuore, queste percussioni Francesi Inquiete Antiche Che ogni volta afferrano dall'andito remoto Le mie lacrime e le portano nella luce Della luna Anche quando manca, anche quando è girata Dall'altra parte. Noir desir Membro onorato del gran consiglio dei demoni Candidi Amanti della nostra pace perduta. Quanti sono? Hanno capelli biondi

Albeggia.  Sull'asfalto asciugano macchie di temporale; Sono spettri,  Pecore, Draghi, Fiori,  Biscotti morsicati. Li immagino in fretta e li metto via, Prima che il giorno ne faccia invisibile schiavitù. Fatta la sangria, Pulito un cassetto,  Aggiungo a quello dello scorpione,  I baci  (I morsi?) Delle zanzare. Ho disegnato un fantasma dagli occhi a palla,  Mi fissa