Quasi poesie

Rum, lime, lamponi, Sul crinale della notte, le rane, E tu seduta in un sonno semplice Con le ali ripiegate Assieme all'orizzonte.   Le lentiggini sono fuggite Senza sapere dove andare, E una teoria di luci Frange gote E ciocche scarmigliate.   Abbiamo i rintocchi, Le differenze, I modi e le omissioni, Sulle mani gli

E poi viene l'ora del lupo, La sveglia suona tra meno di due ore, Nick Cave parla di selvatico buio, E il mojito mente Sopra la linea temporale delle mani sfiorate. Cosí ci si accoccola dentro un cuscino di sogni: Dove le rondini si avvicinano E sono

Stanotte una rosa mi ha strappato i pantaloni. Un cane conosceva il mio nome, E il cognome, E ogni sfumatura di buio Usata per cancellare la paura. Il rosso restava il colore delle cose, E le cose erano il seme della luna. Io rubavo, regalavo, rubavo ancora. Tu

La piazza è piena d'auto: Animali morti, freddi, mansueti; Incollano una ragnatela d'ombre all'asfalto E mentre il silenzio dilaga E il buio sorride di luna, La rosa più bella del giardino non si nasconde Non sfugge Non mette le spine.

Ho rubato un bacio Per le tue labbra dalla strofa Di una canzone sciocca E ne ho fatto verso E l'ho gettato.     Un altro siede Sulle guance e nell'istante In cui stanno per arrossire.     Un terzo si nasconde Nella mano che avvolge la nuca E da lì conta I brividi come

Doveva piovere Ma è arrivato il vento. E quel che doveva piovere Si è trattenuto Dietro un sipario di nuvole scure. La prima goccia ha battuto il tempo La seconda scritto un verso e una nota, La terza, l'ultima, Ha lasciato in consegna un ardore lento Per tutto ciò

Arti senza estremità. Voci impiccate alle lingue. Facce dipinte sui volti. Occhi in guerra, Da una trincea di capelli.   E' questo che siamo?   Il momento in cui ogni movenza Si fa luogo, Ogni chiave serratura Ogni orizzonte visione.   E' qui dove siamo?   Sciogliamo i pensieri Agonizzanti In un mare piatto Di cristalli Spostando le maree

Non ti regalerò Le albe scortesi di marzo, Non le loro dita di luce Frugare tra i germogli del sambuco. Non ti regalerò Gioielli di galaverna Pendenti Da ragnatele e grondaie. Non ho sete O fame Da regalarti, Non carezze tiepide di ciliegio O desideri di un condannato Accusato di mille inganni Alla bellezza. Già