Quasi poesie

Scrivi vento Nella grafia semplice Del frutto d'acero O del filo pavido Di loglio, scrivi. Non sussurrare, non Alzarti. Se restiamo soli Inconsolabili vivi Tu solo unisci Il silenzio al suono Tu solo Fa' di spostamento tono, e scrivi Vento, Ché capelli e vesti Non sono Riga, quadretto O trono.

Come il biscotto Taglia i vapori del latte Caldo, sfugge Un'altra delle giornate care: Quattro tacche di batteria Un letto sfatto, un blister Accartocciato E qualche volta nemmeno Un verso di poesia, un ricamo Di parole sfilacciate via Da una canzone popolare. Finisce cosi Prima di cominciare, Non attechisce, né bisbiglia Né ci è

Giochiamo a pennellare Con le ore i giorni Ma molte Son dormite Altrettante assopite rimangono sulle sedie e sui Divani E di altre i caffè E le parole Ne sciupano i contorni. Cosa resta? Quale tinta non è Traslucida O grigio-scorrere? E da Una poesia il silenzio Una lingua le labbra Una nuvola l'occhio Un gesto d'amore il

Non piove più. Un marciapiede intona Le crepe allo sgocciolio                                                [della grondaia Un rio leggero Volatile Svapora senza chiarirsi          

Complice Come la tenebra bugiarda Traveste la mattina, Come la mano Cauta al cuore Dal seno s'avvicina. Lo sapevamo noi Lo sapevamo già Come chi sa Del battito mancato della Pessima figura E dirimpetto agli occhi S'inchina l'imbarazzo. Il bacio sfuggito dalle maniche Dalle ciglia Dal dominio della nebbia Dalla timidezza del coraggio Dal diario senza date Dalla

Non sappiamo Di quel braccio teso. Non dei viottoli Tra dito e dito Vibranti di vita, non Delle vie sbreccate Tumide Che percorrono il gomito Sepolto a grappoli Sotto l'orizzonte della vista. Non sappiamo Di lamenti Alti più del nostro orecchio, non Di canti d'elitre In abbandonati pertugi, non Del trepestio del roditore Sfuggito ai fortunali. Attoniti

  La strada infiamma, adorna Divampa d'asfalto e cela La primavera nelle ombre del luppolo Selvatico Scampato alle frittate, seccato Sulle acacie mentre Guido l'occhio nelle canzoni, canto, Guido piano e perdo L'equilibrio in una fotografia E quando la sera allunga E chiama alla corsa Corriamo E di vampa S'adorna il fiato Gettato alle spalle

Era meglio quando eravamo felici Delle brioche, delle poesie a voce alta Delle zucchine E dei lamponi, sparuti, sull'aperto palmo Del vino buono nel bicchiere sbagliato Delle sbadate Occhiate alle vetrine. Quando eravamo liberi, non dipendevamo, Quando facevamo l'amore e divampavamo. E dormire Era bello sulla coperta Di mattoni, di fianco,