“I racconti dell’orrore” di Noroi Michiru***(*)

“I racconti dell’orrore” di Noroi Michiru***(*)

Allora. Tante cose. Ma oggi ne sistemo un po’. E una è questo manga.

Voi non ci crederete ma questo credo sia il regalu di Luca per agosto. Glielo devo chiedere. Anzi, appena finisco lo messaggio e lo scopro. Se è così è mio, me lo posso tenere. Se no è suo, vuol dire che me lo ha prestato. A voi, comunque, non vi cambia un cats. Erano pensieri miei. Dicevo, tante cose. Oggi è il 2 novembtre. Ho la mia zucca sulla finestra. Accesa. As usual. La terrò così finche consuma, discioglie, brucia, secca e marcisce. Come gli esseri umani, insomma. E la zucca è una bella cosa, per me. Quindi adesso prendo il tempo e vado a cambiare lumino. Mentre mi rimetto in testa questo manga. Ecco fatto. Poi ve la fotografo. Mi sembra in tema col manga, anche.

Dunque. Dicevo. Non è un manga di Junji Ito! E questa è già una notizia. E questo qui che ho letto è il volume 4. Ma tanto Luca disse che non sono sequenziale e sono storie autoconclusive e quindi non c’è problema. La verità è che il problema forse c’è, nel senso che adesso, che lo riguardo e ci ripenso, mi sta venendo il ghiribizzo di comprare i volumi mancanti. Fatemi guardare un po’ va….

Il volume 1 è questo qua. La copertina non è un granché, ammettiamolo. Quella del 2 mi piace di più, ma mi rendo conto che il colore travisa completamente il segno del manga. Poi vi metto delle tavole in b/n, così vi rendete conto. Anche la tre, eccola qua, non mi ispira, ma oramai si è capito che lo standard è questo. Ed ecco il mio, che è l’ultimo, mi pare, della serie.

Allora. La faccio breve. Ho altre cose da fare, tipo farmi di cena. E sono le otto e mezza e sennò si fa tardi.

Dunque… Brevi storie horror, come quelle di Junji Ito, e devo dire che in alcuni aspetti lo ricorda, ma è anche abbastanza diverso. Vi dico quelle che sono qua, così me le ricordo pure io. La prima è bella, ed è pure in copertina, e parla di un Millepiedi millenario, tipo quelle creature che si impossessano degli umani e te le trovi a dormire accanto a te ma non è che lo puoi dire con esattezza. Bella perché brevissima e con un ribaltamento twist finale che soddisfa. La seconda è L’uomo nel cespuglio di agrifoglio e pure qua abbiamo creature che si confondono agli umani. Anche questo lo ricordo bene, anche se è passato un mesetto ormai. Mentre la terza è ancora più vivida già dal titolo. Il serpente dell’ufficio. Non siamo lontanti dal millepiedi, solo che è un serpente. Legami antichi che travalicano il tempo, cose terribili che ti inseguono… ovviamente, ciò che sembra non è. Poi finalmente si cambia, La testa di leone. Un ragazzino, un furto, un negozio di animali… un horror poco sovrannaturale, quasi un noir. E poi Risvegliate i  lupi,che parte da un’idea molto surreale, tipo quella di mordere la gente anziché fare krav maga o cose simili. Ovviamente, se mordi laggente può esser che ci prendi gusto… E poi… E poi c’è una bella storia di cannibalismo, di nuovo con un twist finale che soddisfa, e che parte da un famoso goya (si proprio quello, si). Si chiama La donna cannibale. E poi c’è il solito racconto leggenda, con dentro uno yokai, e pure la solita figura dell’uomo dei boschi. Mataroku il carbonaio. Poi ce n’è altri, compreso l’ultimo sui suicidi che non poteva mancare.

Che dire… Non tutti possono piacere. Qualcuno è molto splatter, e col bianco e nero perde un po’, qualcuno parte invee da una buona idea. Il twist finale c’è quasi sempre, e ammetto che un 2-3 casi mi ha sorpreso. Non aspettatevi le tavole galattiche quando ci sono i mostri. Questo Michiro è meno forte, qui. Però sul pesare le sceneggiature in breve spazio è bravo. Non si prende più pagine del necessario, anzi, forse qualche volta un paio di tavole in più potevano essere utili. Ma le storie si capiscono sempre. Ah, una cosa negativa… i nomi cazzo! In pratica chiama tutte le tipe più o meno allo stesso modo, dopo le prime tre storie mi era venuto il dubbio fosse lo stesso personaggio, ma no. Sono storie separate.

Ora vi cerco qualche tavola… macché! Non si trova niente. E non ho palle di farvi le foto, che devo stare dietro al sugo sgombro-olive-pomodorini. Vi beccate la zucca, ecco. Fatevela bastare.

Per chiuderla che vi devo dire… non ha lo sprint di Ito (e chi ce l’ha?) ma ha una sua dimensione, sul breve, se non altro si limita a poche cose, 2-3 personaggi, un elemento chiave soprannaturale, sviluppo dopo aver nascosto qualcosa del passato e rivelazione sul twist finale. Ah, c’è spazio per un po’ di erotismo, deo gratias, e ogni tanto per lo splatter puro, senza mai eccedere. Mancano, questo tocca dirlo, le idee galattiche. Diciamo che si resta sui plot orrifici classici.

E adesso mollatemi, che esco tovaglia e peduncolo rosso e ci sentiamo dopo, forse, per altri racconti horror.

 

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